La notizia che tutti attendevano è arrivata: il Santuario di Montevergine riaprirà il 29 marzo, e a confermarlo è stato direttamente l’Abate Riccardo Luca Guariglia, con una determinazione che ha segnato un punto di svolta dopo mesi di incertezza. «Ribadisco che apro il Santuario il 29», ha dichiarato all’uscita dall’ultimo incontro in Prefettura, lasciando intendere che, al di là delle difficoltà tecniche e burocratiche, fosse arrivato il momento di restituire ai fedeli la loro casa spirituale. La data non è casuale: coincide con la Domenica delle Palme, l’inizio della Settimana Santa, un periodo in cui Montevergine ha sempre rappresentato un richiamo profondo per migliaia di pellegrini.
Questa riapertura arriva al termine di una vicenda complessa iniziata il 25 novembre, quando una frana improvvisa ha colpito la strada provinciale che conduce al Santuario. Il movimento del terreno, particolarmente esteso e pericoloso, ha reso immediatamente impossibile il transito, costringendo alla chiusura totale del complesso monastico. Da quel momento si è aperta una fase lunga e delicata, fatta di sopralluoghi, perizie, riunioni tecniche e valutazioni sulla stabilità del versante. Le prime stime parlavano addirittura di tempi che potevano protrarsi fino alla primavera del 2026, un’ipotesi che aveva gettato nello sconforto la comunità religiosa e i tanti devoti di “Mamma Schiavona”.
Nel frattempo, la Provincia ha avviato gli interventi di messa in sicurezza, lavorando per ripristinare almeno una corsia della strada e valutando soluzioni alternative come l’utilizzo della funicolare o l’accesso da Pietrastornina. Parallelamente, il Comune di Mercogliano ha iniziato a studiare un sistema di trasporto controllato, con navette o percorsi contingentati, per garantire un afflusso ordinato e sicuro. Tutto questo mentre l’Abate Guariglia continuava a richiamare alla responsabilità, ricordando che la montagna è viva, fragile, e che ogni decisione doveva essere presa con prudenza.
Nonostante la chiusura fisica del Santuario, la vita spirituale non si è mai fermata. Per mesi, infatti, le celebrazioni sono state trasmesse online, permettendo ai fedeli di partecipare alle messe e di mantenere un legame con la comunità monastica. È stato un modo per non interrompere il filo della devozione, un ponte necessario in un periodo in cui l’accesso al Santuario era impossibile. Le messe in streaming sono diventate un appuntamento fisso, seguito da centinaia di persone, e hanno rappresentato una forma di vicinanza che ha mitigato, almeno in parte, la distanza fisica.
Ora, con la riapertura fissata e confermata, si chiude un capitolo difficile e se ne apre uno nuovo. Montevergine tornerà ad accogliere i pellegrini, anche se con modalità probabilmente ridotte e controllate. Ma ciò che conta, come ha sottolineato l’Abate, è che la porta del Santuario tornerà ad aprirsi, restituendo alla comunità un luogo che non è solo di culto, ma anche di identità, memoria e appartenenza. Dopo quattro mesi di silenzio forzato, la voce delle preghiere tornerà a risuonare tra le mura dell’Abbazia, e questo, per l’Irpinia e per tutti i devoti, è un segnale di rinascita atteso e profondamente sentito.

