Domani, come vuole la tradizione, in ogni casa di un buon speronese non potrà mancare lei: la “Braciola”.

Alla vigilia della festa di Sant’Elia Profeta, patrono e protettore del paese, le cucine tornano a essere il cuore pulsante delle famiglie. Le pentole vengono tirate fuori, il sugo comincia a “pippiare” lentamente e il profumo invade vicoli e cortili, mescolandosi all’aria di festa.

È una tradizione che si rinnova ogni anno, senza bisogno di inviti. La braciola non è semplicemente un piatto: è un segno di appartenenza, il modo in cui Sperone si riconosce e si racconta.

La carne viene preparata con cura, farcita con uva sultanina, aglio, prezzemolo, pepe, pecorino e quel tocco personale che ogni famiglia custodisce gelosamente. Poi l’arrotolatura, la legatura — un tempo “co’ fierr filat” — e la rosolatura lenta prima di tuffarla nel sugo di pomodoro fatto in casa.

Domani, le famiglie si ritroveranno attorno alla tavola: è lì che la tradizione si compie davvero, prende vita, si rinnova e passa di mano in mano, di generazione in generazione, custodita con amore e tramandata come il dono più prezioso.

Perché a Sperone, fede e cucina camminano insieme, e ogni casa, ogni piatto e ogni gesto raccontano la storia di una comunità che sa amare le proprie radici.

(di Alessandro Siniscalchi).