
In Italia il dibattito sul cyberbullismo chiama oggi in causa non soltanto i giovani autori delle offese online, ma anche le responsabilità dei loro genitori, chiamati a rispondere dei danni causati dai figli minorenni, nonché a ridefinire il ruolo educativo e sanzionatorio della scuola, qualora gli episodi avvengano nelle classi.
La giurisprudenza più recente ha ribadito che, ai sensi dell’articolo 2048 del codice civile, la colpa dei genitori non è mera facoltà di vigilanza astratta, bensì un obbligo di sorveglianza concreto e continuativo.
Con la sentenza n. 879 del 4 marzo 2024, il Tribunale di Brescia ha condannato due genitori a risarcire 15 mila euro perché la figlia, lasciata libera di creare profili falsi per insultare e diffondere immagini ritoccate di una compagna, ha messo in luce «la totale assenza di un’idonea attenzione alle attività digitali della minore» La Nuova Bussola Quotidiana.
In Cassazione, con la sentenza n. 27061 depositata il 17 novembre 2024, si è ulteriormente specificato che «alla responsabilità del minore si aggiunge diretta responsabilità dei genitori per non aver impedito il fatto dannoso», affermando così la natura concorrente della loro posizione rispetto a quella del figlio avvocatocivilista.net.
Quando la vittima è un compagno disabile, l’ordinamento prevede un’ulteriore aggravante: l’articolo 612-bis, comma 3, del codice penale innalza la pena fino alla metà quando il reato di atti persecutori – collegati per giurisprudenza anche agli episodi di cyberbullismo – sia commesso ai danni di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona disabile. La Circolare del Ministero dell’Interno “L’odio contro le persone disabili” chiarisce che tale aggravante si applica «quando la condizione di disabilità della vittima integri un elemento ulteriore rispetto alla mera inferiorità numerica o fisica, idoneo a suscitare un maggior disvalore morale e sociale dell’azione criminosa» Ministero dell’InternoCarabinieri.
Sul piano scolastico, l’esperienza più efficace si fonda sull’integrazione di diverse misure: dalla nomina di un referente per il contrasto al cyberbullismo, secondo quanto imposto dalla legge n. 71/2017, a protocolli di intervento che prevedano l’immediata informazione alle famiglie e, se necessario, il coinvolgimento dei servizi sociali.
In un caso giudiziario seguito presso il Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta, i genitori di un ragazzo autore di stalking via WhatsApp sono stati chiamati in causa non soltanto per il risarcimento del danno, ma anche perché la scuola non aveva predisposto limitazioni all’uso del cellulare in classe né attivato un percorso di mediazione tra le parti: ne è conseguito un ordine di partecipazione a incontri formativi e di sostegno psicologico.
La formazione del personale docente, obbligo sancito dall’ultimo testo unificato del maggio 2024, mira a fornire strumenti per riconoscere i primi segnali di disagio digitale e di discriminazione verso studenti con disabilità.
Aule digitali protette, sportelli di ascolto psicologico e progetti di peer education – dove studenti più anziani diventano “tutor” per i compagni più giovani – rappresentano pratiche che riducono drasticamente sia il rischio di recidive sia l’impatto sulle vittime più fragili. In questo contesto la scuola non si limita a sanzionare, ma tende a ricostruire relazioni positive, promuovendo una cultura del rispetto che limiti sul nascere ogni forma di disparità.
Sul versante delle famiglie, la normativa pone l’accento su un ruolo di corresponsabilità educativa: non basta informare il genitore dell’episodio, ma è necessario coinvolgerlo in un percorso di rieducazione del figlio.
La prassi consolidata prevede che, dopo la segnalazione del referente scolastico, si convochi un tavolo di confronto con vittima, autore e famiglie, al quale partecipano – a seconda dei casi – anche psicologi o mediatori. Solo attraverso questo dialogo – in cui i genitori riconoscono il proprio dovere di vigilanza e apprendono tecniche di controllo e limitazione dell’accesso ai dispositivi elettronici – è possibile trasformare un episodio di cyberbullismo in un’occasione di consapevolezza e crescita per l’intera comunità scolastica.
Infine, là dove gli episodi degenerino in comportamenti persecutori reiterati o in aggressioni verbali verso un compagno disabile, la scuola ha facoltà di attivare l’ammonimento del Questore per il minorenne ultraquattordicenne: una misura cautelare che, richiamando formalmente lo studente e un genitore, intende prevenire l’aggravarsi delle condotte prima di giungere all’inoltro di una denuncia penale.
Questa duplice strategia – preventiva, attraverso formazione e mediazione; e repressiva, con ammonimenti e sanzioni crescenti – costituisce oggi l’unico antidoto realmente efficace contro il fenomeno del cyberbullismo nella scuola italiana.

