Un milione di adolescenti in sofferenza: psiche, droghe e scuola raccontano la stessa emergenza.

In Italia quasi un milione di adolescenti mostra segnali riconducibili a un disturbo psichico, una quota che equivale a circa un ragazzo su sette e che rappresenta una parte significativa del carico di malattia nella fascia 10-19 anni. A questo scenario si aggiunge la presenza sempre più evidente dei disturbi del neurosviluppo: circa 600 mila persone convivono con una condizione dello spettro autistico e quasi il 6% dei bambini presenta sintomi compatibili con l’ADHD, un dato che continua a crescere secondo gli specialisti. È su queste cifre che la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e la Società Italiana di Neuropsicofarmacologia hanno richiamato l’attenzione nel congresso congiunto di Cagliari, dove oltre cinquecento esperti hanno discusso delle nuove priorità cliniche.

Durante l’incontro è emersa con forza la necessità di interventi precoci e continui, capaci di accompagnare il giovane lungo tutto il percorso di crescita, evitando interruzioni che spesso compromettono l’efficacia delle cure. Le evidenze scientifiche più recenti confermano che la tempestività può cambiare la traiettoria di una vita: uno studio pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale ha mostrato che i ragazzi che ricevono una diagnosi di ADHD prima dei tredici anni e vengono trattati adeguatamente presentano un rischio di sviluppare psicosi in età adulta ridotto di oltre un quinto rispetto ai coetanei non trattati. Secondo gli specialisti, questo risultato indica l’esistenza di una fase neuroevolutiva particolarmente ricettiva, nella quale il cervello risponde meglio alle terapie rispetto all’età adulta.

Gli esperti sottolineano inoltre che i disturbi del neurosviluppo non si limitano a influenzare il comportamento o l’attenzione, ma possono aumentare la vulnerabilità a ansia, depressione e uso di sostanze, con ripercussioni sulla qualità della vita, sul rendimento scolastico e sulla capacità di costruire un progetto personale stabile. È un punto cruciale, perché proprio l’intreccio tra fragilità psicologica e comportamenti a rischio sta diventando uno dei fattori più preoccupanti nelle nuove generazioni.

Dall’analisi dei dati si evince come l’uso di sostanze stupefacenti tra i giovani sia in aumento, con episodi che coinvolgono adolescenti trovati in possesso di hashish, marijuana o droghe sintetiche anche in contesti domestici. Questi casi, pur diversi tra loro, evidenziano un fenomeno ormai radicato: l’accesso alle sostanze è diventato più semplice e più precoce, e spesso si intreccia con situazioni di disagio emotivo o familiare. Inoltre, dai dati Invalsi, risulta che rispetto ai risultati pre-Covid le prestazioni degli studenti si sono abbassate mediamente dell’11 pwer cento.

Le ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità confermano che l’assunzione regolare di cannabis ad alto contenuto di THC, ketamina, cocaina o nuove sostanze psicoattive può provocare alterazioni della memoria, difficoltà di concentrazione, calo della motivazione e maggiore impulsività, tutti elementi che incidono direttamente sulla resa scolastica. Gli articoli di Irpiniattiva.news riportano casi in cui l’uso di droghe ha determinato un peggioramento improvviso del comportamento, con studenti che diventano apatici, disattenti, irritabili o incapaci di sostenere verifiche e impegni didattici. In molti di questi episodi, gli insegnanti sono i primi a notare un cambiamento repentino, spesso collegato a un consumo che i ragazzi vivono come una forma di autogestione del proprio disagio.

L’effetto combinato tra disturbi psichici non diagnosticati e uso di sostanze crea un circolo vizioso difficile da interrompere. Gli adolescenti che soffrono di ansia, depressione o ADHD possono ricorrere alle droghe come tentativo di autoterapia, mentre le sostanze, a loro volta, amplificano i sintomi e rendono più complesso l’accesso alle cure. È per questo che gli specialisti insistono sulla necessità di diagnosi tempestive, percorsi terapeutici integrati e un maggiore coinvolgimento delle scuole, che spesso rappresentano il primo luogo in cui emergono segnali di sofferenza.

Il congresso di Cagliari ha ribadito che intervenire nel momento giusto significa non solo curare, ma prevenire l’insorgenza di disturbi più gravi, come la psicosi in età adulta. Significa anche proteggere il percorso di crescita dei ragazzi, offrendo loro alternative concrete ai comportamenti autodistruttivi e costruendo una rete di supporto che coinvolga famiglie, istituzioni e comunità. La salute mentale degli adolescenti, oggi più che mai, è una responsabilità collettiva e un investimento sul futuro del Paese.


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