Virus “West Nile” a Nola. Ma non è il caso di allarmarsi.

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Nola fa da epicentro a due diversi casi di infezione da virus West Nile: una 82enne di Pomigliano d’Arco e un 70enne di Nola, entrambi ricoverati all’ospedale “Santa Maria della Pietà” con sintomatologia da encefalite virale e febbre alta.

La donna, giunta in confusione mentale, è stata trasferita urgentemente a Salerno per le complicazioni neurologiche e oggi la diagnosi è confermata; l’uomo, dopo il riscontro positivo al test West Nile, è stato avviato alle cure in struttura specializzata.
In entrambi i casi una pronta valutazione neuro-diagnostica ha permesso interventi tempestivi, riducendo i rischi di esiti gravi.

Considerando che circa l’80 % dei soggetti infettati rimane asintomatico e che solo l’1 % sviluppa forme severe neuroinvasive, gli epidemiologi stimano che il numero reale di persone esposte al virus in Italia non sia inferiore a 10.000, con un impatto sotto‐segnale rispetto ai dati clinici ufficiali.
La curva epidemica è in crescita e, come da trend storici, si attende il picco dei contagi tra metà e fine agosto.

È importante ricordare che il West Nile non viene veicolato dalla zanzara tigre (Aedes albopictus), che invece è attiva di giorno, bensì dalle specie del genere Culex che ha abitudini notturne e che proliferano in acque stagnanti.
Il virus circola tra gli uccelli – serbatoio principale – e viene trasmesso alle zanzare che poi pungono l’uomo; quest’ultimo, ospite “di fondo”, non genera viremia sufficiente per infettare altri insetti.
L’unica possibilità di contagio umano-umano documentata riguarda trasfusioni o trapianti da emoderivati di provenienza incerta.

Sul piano della salute pubblica c’è massima attenzione: campagne di disinfestazione e informazione sono in corso, ma non si ravvisa un allarme generalizzato.
Chiunque rinvenga uccelli selvatici morti è invitato a segnalarli al numero verde 800 232 525  per consentire un monitoraggio tempestivo del fenomeno.