In Italia quasi quattro studenti su dieci hanno già fatto uso di sostanze illegali e uno su quattro ne ha consumate nell’ultimo anno. A questi numeri si aggiungono oltre 350.000 minorenni che hanno sperimentato almeno un episodio di ubriachezza, mentre l’uso compulsivo di smartphone e social fino a tarda notte priva molti adolescenti del sonno necessario per apprendere e regolare le emozioni. Eppure, nonostante l’evidenza, molte famiglie preferiscono ignorare questi segnali, attribuendo cali di rendimento agli operatori scolastici. Ma mettere la testa sotto terra – come fanno gli struzzi – non può che creare danni a vote irreversibili alle nuove generazioni.

Negli ultimi anni si parla molto di strumenti come PDP, PEI, BES e di metodologie inclusive, ma si parla molto meno — quasi mai, quasi fosse un tabù — di un altro aspetto che incide pesantemente, ogni giorno, sul rendimento scolastico e sul comportamento degli studenti.
I dati più recenti mostrano che una parte significativa degli adolescenti italiani fa uso di sostanze psicoattive, legali e illegali, e che questo fenomeno si intreccia con l’abuso di alcol, con l’uso compulsivo dello smartphone, con i social utilizzati fino a tarda notte e con una cronica deprivazione di sonno. Tutti elementi che hanno un impatto diretto sulla capacità di concentrazione, sulla regolazione emotiva e sulla qualità della vita scolastica, ma che raramente vengono affrontati apertamente dalle famiglie.
Secondo la Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, sintetizzata da AboutPharma (https://www.aboutpharma.com/sanita-e-politica/consumo-sostanze-giovani-espad-italia-2024/), il 37% degli studenti tra 15 e 19 anni ha consumato almeno una sostanza illegale nella vita e il 25% ne ha fatto uso nell’ultimo anno. La cannabis rimane la sostanza più diffusa, con una potenza (THC) quadruplicata dal 2016, mentre emergono nuove sostanze psicoattive e un uso crescente di psicofarmaci senza prescrizione, soprattutto tra le ragazze. A questo quadro si aggiunge un dato spesso ignorato: quasi 360.000 minorenni hanno riportato almeno un episodio di intossicazione alcolica nell’ultimo anno, con una prevalenza maggiore tra le studentesse. L’alcol, pur essendo legale e socialmente accettato, è una delle sostanze che più interferisce con il sonno, con la memoria e con la capacità di apprendimento il giorno successivo.
Accanto alle sostanze, un altro fattore determinante è l’uso dello smartphone e dei social media nelle ore serali e notturne. La Società Italiana di Pediatria segnala che la maggior parte degli adolescenti utilizza dispositivi elettronici nell’ora prima di dormire, con effetti documentati sulla qualità del sonno, sulla regolazione emotiva e sulla capacità di attenzione.
La luce blu, la stimolazione continua e l’iperconnessione ritardano l’addormentamento e frammentano il riposo, generando irritabilità, lentezza cognitiva e difficoltà di concentrazione. Uno studente che dorme cinque o sei ore per notte, magari dopo ore di scroll compulsivo, non può avere la stessa resa di chi dorme otto o nove ore: non è una questione di volontà, ma di fisiologia.
Le ricerche italiane confermano questo legame. Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca mostra che l’uso precoce dei social (prima dei 12 anni) è associato a risultati significativamente peggiori nelle prove INVALSI, oltre che a maggiori difficoltà emotive e attentive (https://www.unimib.it/news/uso-precoce-social-peggiora-rendimento-scolastico). Anche in questo caso non si tratta di giudizi morali, ma di dati empirici: un cervello sovrastimolato e privato del sonno fatica a memorizzare, a concentrarsi, a regolare le emozioni.
Quando questi fattori si sommano — uso di sostanze, abuso di alcol, iperconnessione, sonno insufficiente — il risultato è un aumento di comportamenti oppositivi, irritabilità, conflitti con i compagni e con gli insegnanti, calo del rendimento, assenze strategiche, ritiro sociale.
Molti episodi di aggressività, disinteresse o apatia non sono “caratteriali”, ma sintomi di un malessere più profondo, che spesso nasce fuori dalla scuola ma si manifesta dentro di essa. Eppure, nelle pratiche scolastiche quotidiane, questi aspetti vengono raramente considerati: si interviene con PDP, con misure compensative, con richiami disciplinari, ma senza affrontare le cause reali che minano la capacità di apprendere e di vivere serenamente la scuola.
Per i genitori, questo significa osservare non solo i voti, ma i segnali: cambiamenti nel sonno, irritabilità, calo dell’energia, uso eccessivo del telefono, episodi di ubriachezza, isolamento. Un calo improvviso del rendimento non è quasi mai un mistero: è un messaggio. Per i ragazzi, significa capire che chiedere aiuto non è debolezza: molte forme di consumo nascono come tentativi di gestire ansia, insonnia o pressione scolastica. Per gli insegnanti e i dirigenti, significa integrare la lettura pedagogica con quella sociale e sanitaria: non si può pensare che la didattica, da sola, possa compensare notti insonni, uso di sostanze o dipendenze digitali.
Se vogliamo davvero migliorare il rendimento scolastico e il benessere degli studenti, dobbiamo rompere il tabù e parlare apertamente di droghe, alcol, sonno, smartphone, ansia e solitudine. Non per colpevolizzare, ma per comprendere. Perché solo ciò che si conosce si può affrontare, e solo ciò che si affronta può cambiare.
(Prof. Andrea Canonico)

