PMI: Una Legge che prova a tracciare la rotta, ma il mare resta in tempesta

di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO PMI INTERNATIONAL

L’approvazione della LEGGE 11 marzo 2026, n. 34 rappresenta un segnale di attenzione che il mondo delle piccole e medie imprese attendeva da tempo. È un testo che cerca di mettere ordine in una galassia complessa – quella delle Micro, PMI e dell’artigianato – introducendo strumenti interessanti come le “centrali consortili”, il Testo Unico per le start-up e la “staffetta generazionale”. Tuttavia, da chi vive ogni giorno il campo di battaglia dell’impresa, il giudizio non può che essere improntato a una moderata cautela.

 L’assedio della burocrazia: il tempo sottratto al valore

Il primo, assillante problema rimane la BUROCRAZIA.

In Italia, un imprenditore spende ancora centinaia di ore l’anno non per innovare o produrre, ma per inseguire documenti, certificazioni e adempimenti spesso ovvi, se non ridondanti. Ogni ora passata dietro a un modulo è un’ora sottratta alla competitività. La legge parla di “modelli semplificati” (penso alla sicurezza sul lavoro curata dall’INAIL), ma la vera sfida non è solo semplificare le procedure esistenti, bensì eliminare quelle inutili. La burocrazia non deve essere un “pedaggio” per chi vuole fare impresa, ma un servizio che ne agevoli il percorso.

Credito e Giustizia: le due zavorre dell’investimento

Non possiamo poi ignorare il difficile rapporto con il MONDO DEL CREDITO. Sebbene la delega sui Confidi e le norme sulla cartolarizzazione del magazzino siano passi avanti, l’accesso alla liquidità resta un percorso a ostacoli per troppe piccole realtà.

A questo si aggiunge l’incertezza della GIUSTIZIA CIVILE. Un investitore, nazionale o estero, chiede sempre tempi certi. Quando il diritto non garantisce una risposta rapida in caso di controversie, l’investimento diventa una scommessa azzardata. Senza una riforma profonda anche la migliore legge sulle PMI rischia di rimanere un’opera incompiuta.

I giovani e il sogno (ostacolato) delle Start-up

Guardiamo poi ai nostri giovani. Troppi talenti continuano a cercare fortuna all’estero perché l’Italia non viene percepita come un terreno accogliente. Avviare una start-up non dovrebbe richiedere un atto di eroismo. Il Testo Unico previsto dalla Legge 34 è un’opportunità per abbattere barriere d’ingresso e creare un ecosistema che non si limiti a “normare” l’innovazione, ma che la sappia finanziare e proteggere.

Un percorso ancora lungo  la Legge n. 34/2026 offre quindi strumenti che andremo ad approfondire e studiare con estrema attenzione. Il riconoscimento del valore dell’artigianalità e le misure per la filiera della moda sono punti qualificanti, ma l’impatto reale dipenderà dai decreti attuativi e dalla capacità della macchina pubblica di non trasformare queste opportunità in nuovi labirinti di carta.

Noi restiamo osservatori critici. Accogliamo con favore la mano tesa dalle istituzioni, ma ricordiamo che per far correre le PMI non servono solo nuove leggi, ma serve un Paese che smetta di aver paura della velocità e dell’efficienza.