Alcolock obbligatorio per chi condannato per guida in stato di ebbrezza: costi da 2.000 euro e molte criticità

L’introduzione dell’alcolock in Italia entra nella sua fase operativa con la pubblicazione, da parte del Ministero dei Trasporti, dell’elenco dei dispositivi autorizzati e delle officine abilitate all’installazione. È un passaggio atteso da mesi, che rende finalmente applicabile una delle novità più discusse del nuovo Codice della strada. Ma, come spesso accade quando una norma incontra la realtà, emergono dubbi, costi inattesi e difficoltà tecniche che rischiano di trasformare uno strumento di sicurezza in un percorso a ostacoli per molti automobilisti.

Il principio alla base dell’alcolock è semplice: impedire l’avvio del motore quando il conducente ha un tasso alcolemico superiore a zero. Una misura pensata per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza con valori superiori a 0,8 g/l o 1,5 g/l, e che potrà tornare a guidare solo dopo il periodo di sospensione della patente e solo se il veicolo sarà dotato del dispositivo. È importante chiarirlo: l’alcolock non riguarda tutti i cittadini, ma esclusivamente chi è stato “beccato” e sanzionato per guida in stato di ebbrezza nelle fasce più gravi.

Il problema, però, è che la teoria si scontra con un parco auto tra i più anziani d’Europa. L’età media delle vetture italiane supera i tredici anni e, come sottolineano le associazioni di categoria, su molti modelli datati l’installazione dell’alcolock è tecnicamente impossibile. Non si tratta di una semplice questione di spazio o cablaggi: alcune centraline non sono compatibili, altre non permettono l’interfaccia necessaria per bloccare l’avviamento in sicurezza. Il risultato è che una parte consistente dei veicoli circolanti rischia di essere esclusa dalla possibilità di adeguarsi.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il tema dei costi. Il prezzo medio di un alcolock si aggira intorno ai 2.000 euro, a cui si sommano le spese per la taratura periodica, la manutenzione e i boccagli monouso. Una cifra che, per molte famiglie, rappresenta un impegno economico significativo. E non è tutto: il Ministero ha stabilito che l’installazione può essere effettuata solo da officine indicate dai produttori e inserite in un elenco ufficiale. Una scelta che, secondo Federcarrozzieri, rischia di limitare la concorrenza, ridurre il numero di operatori disponibili e far lievitare ulteriormente i costi.

C’è poi un aspetto pratico che riguarda la vita quotidiana. Se una famiglia possiede un’unica auto e uno dei componenti è obbligato a installare l’alcolock, tutti gli altri dovranno soffiare nel dispositivo per poter utilizzare il veicolo, e dovranno farlo con tasso alcolemico pari a zero, anche se non hanno alcuna restrizione sulla patente. Una situazione che, nella pratica, può creare disagi e complicazioni non trascurabili.

Il dispositivo, nelle intenzioni del legislatore, rappresenta un deterrente e uno strumento di prevenzione. In diversi Paesi europei è già utilizzato da anni, con risultati incoraggianti sulla riduzione degli incidenti legati all’alcol. Tuttavia, l’efficacia dipende dalla capacità di renderlo accessibile, sostenibile e tecnicamente compatibile con il maggior numero possibile di veicoli. L’Italia, con il suo parco auto datato e una rete di officine non ancora pienamente strutturata, si trova davanti a una sfida complessa.

In questa fase iniziale, la chiarezza è fondamentale. L’alcolock non è un obbligo generalizzato, non riguarda chi guida responsabilmente e non verrà installato sulle auto nuove di fabbrica. Scatta solo per chi ha violato la legge, e solo dopo aver riottenuto la patente. È una misura che punta a responsabilizzare chi ha già dimostrato di rappresentare un rischio, non a controllare l’intera popolazione.

Resta da capire se il sistema, così come impostato, riuscirà a essere davvero efficace o se le criticità tecniche ed economiche finiranno per limitarne l’applicazione. Le prossime settimane saranno decisive per valutare la risposta delle officine, la disponibilità dei dispositivi e la capacità del mercato di assorbire una novità che, almeno sulla carta, dovrebbe contribuire a rendere le strade più sicure.