Il quadro che emerge dai Campi Flegrei è oggi più articolato e delicato che mai: non solo il rischio di esplosioni freatiche è aumentato, ma nuove faglie sotterranee stanno ridisegnando la geologia della caldera, rendendo lo scenario ancora più complesso e imprevedibile.
Negli ultimi anni, gli studi condotti dall’INGV e da università italiane e internazionali hanno evidenziato un sistema vulcanico in forte disequilibrio. Il sollevamento del suolo, che procede a una media di 2,5 centimetri al mese, si accompagna a un incremento delle emissioni di gas e a una microsismicità diffusa. Questi dati non indicano un’eruzione imminente, ma segnalano una condizione di instabilità che rende più probabile l’innesco di fenomeni improvvisi. Le esplosioni freatiche, in particolare, sono considerate tra le ipotesi più rischiose perché non lasciano segnali premonitori e possono avvenire senza alcun avvertimento.
Fabio Florindo, presidente dell’INGV, ha spiegato che il pericolo nasce dall’interazione tra circuiti di acque calde in pressione e falde più superficiali di acqua fredda. In tali circostanze, la trasformazione repentina dell’acqua in vapore genera pressioni elevate che possono sfogarsi violentemente in superficie, liberando gas e frammenti rocciosi. La criticità sta proprio nell’imprevedibilità: non esistono tremori o segnali chiari che possano avvertire la popolazione in anticipo.
Parallelamente, nuove indagini geofisiche hanno portato alla scoperta di faglie non precedentemente mappate, individuate grazie all’analisi di decine di migliaia di micro-terremoti registrati tra il 2022 e il 2025. Questi sciami sismici, concentrati soprattutto tra Solfatara e Pozzuoli, hanno evidenziato che la distribuzione degli eventi non è più diffusa in tutta la caldera, ma si concentra in aree specifiche, suggerendo la presenza di fratture attive che potrebbero costituire vie di rilascio per gas e fluidi. La scoperta di una cavità nascosta a circa 3,6 km di profondità, ipotizzata come serbatoio di fluidi, conferma che il sottosuolo flegreo è in continua riorganizzazione e che le nuove faglie possono amplificare il rischio di esplosioni improvvise.
La Protezione Civile ha aggiornato la scala di allerta, portandola da quattro a sei livelli, per distinguere meglio le fasi di disequilibrio. Attualmente il livello è giallo, corrispondente a una condizione di “attenzione”, ma con sottolivelli che indicano disequilibrio debole o medio. In questo scenario, le azioni di protezione civile vanno dal rafforzamento del monitoraggio alle esercitazioni di evacuazione. Proprio nel novembre 2025 si è svolta una simulazione nazionale che ha coinvolto studenti e docenti, testando l’evacuazione via mare dal porto di Napoli verso regioni gemellate come Sicilia e Sardegna. Queste esercitazioni hanno lo scopo di verificare la capacità di risposta della popolazione e delle istituzioni in caso di emergenza reale.
Il quadro che emerge è quello di un vulcano non dormiente ma in continua evoluzione strutturale, dove l’interazione tra circuiti idrotermali, sollevamento del suolo e nuove faglie rende difficile prevedere con precisione gli scenari futuri. Gli esperti sottolineano che la vera sfida è tradurre le conoscenze scientifiche in strategie di protezione civile efficaci, capaci di ridurre l’incertezza e garantire la sicurezza della popolazione.
In definitiva, i Campi Flegrei rappresentano oggi un laboratorio naturale unico, ma anche un rischio concreto. La combinazione di instabilità idrotermale e nuove faglie sotterranee conferma che il sistema vulcanico è fragile e imprevedibile, e che solo una sorveglianza costante, un’informazione chiara e piani di evacuazione ben collaudati possono mitigare le conseguenze di un evento improvviso.
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