Sanità al collasso: Mazzella (M5S) denuncia il “grande inganno” del privato e lancia l’allarme sui fondi tagliati al Ssn.

DEL PROF. ANDREA CANONICO

In Irpinia, come nel resto del Paese, la sanità pubblica è diventata il termometro più fedele del rapporto tra cittadini e istituzioni. È lì che si misura la distanza, sempre più evidente, tra chi vive i problemi sulla pelle e chi dovrebbe risolverli. Ed è lì che si inserisce l’impegno politico di Orfeo Mazzella, voce costante del Movimento 5 Stelle su un tema che non ammette distrazioni: il futuro del Servizio sanitario nazionale.

Negli incontri sul territorio, nelle audizioni parlamentari, nelle assemblee con operatori e associazioni, Mazzella ripete un concetto che in Irpinia suona familiare: senza personale e senza investimenti strutturali, il Ssn non regge. Non è un’opinione, ma un dato di realtà. Secondo l’OCSE, l’Italia ha oggi 5,8 infermieri ogni mille abitanti, contro gli oltre 10 della Germania e gli 8,7 della Francia. Una carenza che si traduce in attese infinite, reparti sotto organico, territori fragili lasciati a se stessi.

Ed è proprio dalle liste d’attesa che parte la riflessione del senatore. Non come tema tecnico, ma come ferita sociale. In Campania, secondo Agenas, i tempi per una visita cardiologica possono superare i 120 giorni, mentre per una risonanza magnetica si arriva anche a 180 giorni. Numeri che raccontano più di mille analisi: il ricorso al privato non è una soluzione, è un sintomo. Un modo per sopperire a un sistema che non riesce più a garantire ciò che la Costituzione promette.

Mazzella lo dice con chiarezza: il privato può aiutare, ma non sostituire. Perché quando la risposta strutturale diventa la delega, il modello pubblico si indebolisce. E quando il modello pubblico si indebolisce, i cittadini più fragili pagano il prezzo più alto. Lo vediamo anche in Irpinia, dove i territori interni soffrono più dei centri urbani, e dove la mobilità sanitaria verso altre province o regioni è diventata una necessità, non una scelta.

Accanto al tema del personale, il senatore insiste su un altro nodo: le risorse. Mentre il Ssn fatica a trovare i fondi necessari per assumere medici e infermieri, la spesa militare cresce. Secondo il SIPRI, l’Italia ha superato i 32 miliardi di euro annui nel 2024, con un trend in aumento. Non si tratta di mettere settori in competizione, ma di ricordare una verità semplice: la sicurezza non è solo difesa, è anche salute. E quando mancano i fondi per garantire cure tempestive, la sicurezza dei cittadini è già compromessa.

Ma l’impegno di Mazzella non si ferma alla denuncia. Una parte importante del suo lavoro riguarda l’innovazione. L’intelligenza artificiale, se applicata correttamente, può diventare un alleato prezioso per la prevenzione e la programmazione. L’OCSE stima che l’uso di sistemi predittivi potrebbe ridurre del 15% le ospedalizzazioni evitabili. Ma perché questo accada, serve una strategia nazionale, non venti modelli regionali diversi. Serve un Fascicolo sanitario elettronico davvero operativo ovunque, non solo sulla carta.

Un discorso analogo vale per le malattie rare, tema che Mazzella segue con particolare sensibilità. In Italia vivono oltre 2,2 milioni di persone con una patologia rara, secondo il Registro Nazionale dell’ISS. Per loro, la differenza tra una legge attuata e una legge incompleta è enorme. Senza decreti attuativi, molte misure restano sospese. E sospese restano anche le speranze di chi aspetta farmaci orfani, percorsi dedicati, centri di riferimento realmente funzionanti.

Il filo che unisce tutte queste battaglie è chiaro: la sanità pubblica è un patto sociale, non un capitolo di bilancio. Quando questo patto si indebolisce, si indebolisce la fiducia dei cittadini. E quando la fiducia si incrina, la distanza tra Paese reale e palazzi della politica diventa un abisso.

Mazzella, con la sua insistenza su investimenti, equità, prevenzione e attuazione delle norme, prova a colmare questo abisso. Non con slogan, ma con una visione che mette al centro le persone. Una visione che ricorda che il Ssn non è un costo, ma un investimento; che il personale non è una voce di bilancio, ma la condizione minima per garantire diritti; che la tecnologia non è un gadget, ma un acceleratore di equità; che le malattie rare non sono una nicchia, ma una responsabilità collettiva.

(Prof. Andrea Canonico)