La giornata di oggi, 3 dicembre 2025, ha segnato un passaggio cruciale nella definizione della nuova giunta regionale campana guidata da Roberto Fico: la scelta di escludere i consiglieri eletti dall’investitura ad assessori ha acceso un dibattito acceso, con reazioni contrastanti e scenari politici ancora in divenire.
Il neo presidente ha ribadito con fermezza la sua intenzione di comporre un esecutivo fondato su figure esterne, tecniche e di comprovata esperienza, sottraendo la giunta alle consuete logiche di spartizione partitica.
La decisione di puntare su assessori “civici” e non su eletti è stata presentata come un segnale di discontinuità, un tentativo di innalzare il livello della governance regionale e di sottrarla alle pressioni dei partiti. Tuttavia, questa linea ha immediatamente suscitato malumori e proteste.
Clemente Mastella, sindaco di Benevento e leader di Noi di Centro, ha espresso senza mezzi termini la sua delusione: “Un’ingiustizia politica e una bizzarria istituzionale”, ha dichiarato, sottolineando come sia paradossale che chi ha affrontato la campagna elettorale e raccolto consensi venga escluso a favore di chi non si è esposto. Mastella ha parlato di “darwinismo distorto”, una selezione che punisce chi ha il consenso popolare.
Pur ribadendo la sua lealtà al presidente, ha definito la scelta un “passo falso” del campo largo, avvertendo che così si incrina l’equilibrio della coalizione.
Non meno significative le pressioni provenienti da Vincenzo De Luca, il predecessore che ha portato in consiglio cinque eletti e che non intende restare ai margini.
De Luca reclama spazi e influenza, mentre altri alleati del centrosinistra chiedono riconoscibilità politica. Il rischio di una frattura interna è concreto, e Fico si trova già a dover mediare tra veti incrociati e aspettative divergenti.
Sul fronte dei nomi, il quadro è affollato e in continua evoluzione. Casillo appare come un punto fermo, figura di equilibrio e garanzia. Accanto a lui circola con insistenza il nome dell’economista Petraglia, indicato per dare autorevolezza alla delega economica. Si parla poi di Paolo Siani, medico e parlamentare noto per l’impegno civile, che potrebbe portare competenza e sensibilità sociale in giunta. Altri nomi che emergono sono quelli di Zinno e di Enza Amato, quest’ultima vista come possibile risposta alla necessità di riequilibrare la scarsa presenza femminile in consiglio. In questo mosaico di papabili, Fico sembra voler calibrare la squadra tra profili tecnici e figure di area, senza cedere alle pressioni dei partiti.
La strategia di Fico appare chiara ma rischiosa: costruire una giunta che non sia il frutto di un manuale Cencelli aggiornato al 2025, bensì un laboratorio politico che dia centralità alle competenze. Tuttavia, la resistenza degli alleati e le dichiarazioni di Mastella mostrano quanto sia difficile sottrarsi alle logiche della rappresentanza. La proclamazione ufficiale del presidente è attesa entro metà dicembre, e da quel momento scatteranno dieci giorni per la nomina della giunta. Il tempo stringe, e la partita si gioca tra Natale e Capodanno, con l’incognita di un equilibrio da trovare tra tecnica e politica.
In definitiva, la scelta di escludere i consiglieri dalla giunta regionale campana ha aperto un fronte di tensioni che potrebbe condizionare l’intera legislatura. Se Fico riuscirà a imporre il suo modello, la Campania potrebbe diventare un laboratorio di governance innovativa; se invece prevarranno i malumori, il rischio è di un logoramento precoce della maggioranza.
Appare tuttavia improbabile che i neoeletti siano realmente propensi a mettere in crisi la nascente amministrazione regionale, rinunciando alla carica di consigliere regionale appena acquisita e che preferiscano andare nuovamente al voto: gli elettori non capirebbero ed essi rischierebbero di non essere rieletti.

