L’ECONOMIA REALE NON ASPETTA PIÙ

Pensieri, opinioni e riflessioni di Salvatore Guerriero Presidente nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO - PMI INTERNATIONAL

L’Italia si trova oggi in una fase economica complessa, silenziosa ma profondamente trasformativa. Non si tratta di una crisi evidente né di una crescita solida. È piuttosto una condizione sospesa, in cui i fondamentali tengono ma non accelerano, mentre sotto la superficie si ridefiniscono equilibri destinati a incidere sul futuro del sistema produttivo.

In questo scenario, l’economia reale continua a rappresentare il punto di tenuta del Paese. Le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, sostengono occupazione, produzione e coesione sociale, operando in un contesto che rimane segnato da costi energetici elevati, pressione fiscale persistente e mercati sempre più selettivi. È una resistenza attiva, non passiva. Una resistenza che tuttavia non può diventare una strategia permanente.

Crescono le difficoltà in alcuni settori tradizionali, aumentano le liquidazioni e si intensifica una selezione che premia chi ha struttura, capitale e visione. Allo stesso tempo emergono nuove traiettorie di sviluppo che non seguono più i modelli del passato. L’impresa che oggi cresce non è semplicemente quella che produce meglio, ma quella che sa leggere prima degli altri i cambiamenti in atto e posizionarsi con rapidità.

Il punto centrale è proprio questo. Il cambiamento non è più ciclico. È continuo. E soprattutto è tecnologico.

L’accelerazione impressa dall’innovazione digitale e dall’intelligenza artificiale sta ridefinendo i confini stessi dell’impresa. Non si tratta soltanto di strumenti o di efficienza operativa. Si tratta di un nuovo modo di produrre, organizzare, vendere e competere. Le filiere si accorciano o si espandono in modo dinamico, i mercati diventano immediatamente globali, la relazione con il cliente si trasforma in tempo reale.

L’intelligenza artificiale, in particolare, non rappresenta più una prospettiva futura ma una leva già attiva. Sta entrando nei processi decisionali, nella gestione dei dati, nella logistica, nel marketing e perfino nella progettazione industriale. Le imprese che stanno investendo oggi in queste tecnologie non stanno semplicemente migliorando le performance. Stanno costruendo un vantaggio competitivo che nel medio periodo rischia di diventare difficilmente recuperabile da chi resta indietro.

Ma questo passaggio porta con sé anche una criticità evidente. Il sistema delle competenze non è ancora allineato alla velocità del cambiamento. Molte imprese si trovano nella condizione di voler innovare ma di non avere le risorse umane adeguate per farlo. Questo genera un divario crescente tra chi riesce a integrare tecnologia e organizzazione e chi invece rimane ancorato a modelli tradizionali.

In questa fase si apre quindi una questione decisiva. Non basta parlare di innovazione. Occorre renderla accessibile, diffusa e sostenibile per l’intero tessuto produttivo. Senza questo passaggio il rischio è quello di una frattura netta tra una parte avanzata del sistema e una parte che progressivamente esce dal mercato.

Le prospettive future dipenderanno dalla capacità di governare questa transizione. Le imprese dovranno affrontare contemporaneamente più sfide. Digitalizzazione dei processi, transizione energetica, ridefinizione delle catene del valore, accesso a nuovi mercati internazionali. Tutto questo in un contesto geopolitico instabile e in continua evoluzione.

Eppure, proprio dentro questa complessità, esiste una grande opportunità. L’Italia dispone di un patrimonio imprenditoriale diffuso, flessibile e creativo. Se accompagnato da una visione strategica e da strumenti adeguati, questo modello può diventare un punto di forza anche nella nuova economia tecnologica.

Diventa quindi centrale il tema delle reti. Nessuna impresa, soprattutto se di piccole dimensioni, può affrontare da sola una trasformazione di questa portata. Servono aggregazioni, piattaforme comuni, condivisione di competenze e accesso coordinato all’innovazione. Serve un ecosistema che metta le imprese nelle condizioni di competere non individualmente ma come sistema.

In questo quadro il ruolo della rappresentanza assume un valore determinante. Non solo come tutela, ma come guida strategica. La Confederazione si colloca esattamente in questo spazio. Non come semplice osservatore dei cambiamenti, ma come soggetto attivo nella costruzione di nuove opportunità per le imprese.

 Bisogna rafforzare il posizionamento internazionale, facilitare l’accesso alle tecnologie emergenti, sostenere la formazione e creare connessioni concrete tra imprese, mercati e capitali. Non è più sufficiente accompagnare. Occorre guidare.

L’economia reale non può più permettersi di aspettare. Il tempo della trasformazione è già iniziato e procede a una velocità che non consente ritardi. Chi saprà cogliere questa fase potrà consolidare la propria presenza e crescere. Chi la subirà rischia di essere progressivamente escluso.

È una responsabilità che riguarda tutti. Istituzioni, imprese, corpi intermedi. Ma è anche una sfida che può diventare una grande occasione di rilancio.

Noi abbiamo scelto di affrontarla.