
Il dottor Pasquale Colucci, stimato e prezioso collaboratore di “Irpiniattiva,news” , è stato il protagonista indiscusso della serata che si è tenuta presso la Sala Alvarez del Palazzo Baronale di Avella (Av), in occasione del convegno “Il brigantaggio postunitario nel Baianese”.
L’evento, promosso dalla Sottosezione del Club Alpino Italiano di Avella in collaborazione con la sezione CAI di Avellino, ha messo al centro una delle pagine più complesse e dimenticate della storia locale: il fenomeno del brigantaggio nel Sud Italia dopo l’Unità nazionale, con un focus specifico sull’area avellano-baianese.
Con rigore e passione, il dott. Colucci – studioso attento del territorio – ha ricostruito le dinamiche che portarono intere comunità meridionali a vivere il processo di unificazione non come momento di emancipazione, bensì come trauma collettivo.
Nel suo intervento, ha mostrato come il brigantaggio, lungi dall’essere una semplice forma di criminalità rurale, rappresentasse in realtà un’espressione di rivolta sociale e politica, radicata nelle profonde fratture tra centro e periferia. Attraverso fonti d’epoca, atti giudiziari, cronache e relazioni militari, Colucci ha restituito un quadro vivido e documentato delle tensioni che attraversarono l’Irpinia tra il 1861 e il 1865.
In particolare, Colucci ha evidenziato l’importanza strategica e simbolica assunta dal Baianese in quel contesto: dalle pendici montuose di Avella fino alle contrade boscose della Croce di Fori, la zona fu teatro di numerosi scontri tra bande armate e truppe dell’esercito piemontese.
Un conflitto sommerso fatto di rastrellamenti, rappresaglie, esecuzioni sommarie e una popolazione schiacciata tra le minacce dei briganti e la violenza repressiva dello Stato.

Ad arricchire ulteriormente il dibattito è stato l’intervento del dott. Andrea Siniscalchi, vice direttore del Gruppo Archeologico Avellano, che ha ampliato la prospettiva storica con un contributo dedicato al valore simbolico e culturale del brigantaggio.
La sua riflessione – molto apprezzata dal pubblico – ha sottolineato l’importanza della tutela dei luoghi legati a quella memoria e l’archeologia dei conflitti come strumento per comprendere e trasmettere il passato.
Il convegno, moderato con professionalità dalla dott.ssa Carmen Loiola, ha mantenuto un ritmo fluido e coinvolgente, valorizzando i diversi interventi e stimolando un dialogo partecipato con il pubblico presente in sala. La moderatrice ha saputo guidare il confronto con equilibrio e sensibilità, creando uno spazio aperto alla riflessione collettiva.
Ad aprire i lavori sono stati il dott. Alfonso De Cesare, presidente del CAI Avellino, che ha ribadito la missione culturale e sociale del Club Alpino Italiano accanto a quella escursionistica, e Francesco Fusco, reggente della Sottosezione CAI di Avella e promotore dell’iniziativa.
Fusco ha sottolineato l’importanza di momenti come questo, capaci di restituire dignità alla storia locale e di coinvolgere soprattutto le nuove generazioni nel recupero dell’identità territoriale.
La serata si è chiusa tra applausi convinti e sentiti apprezzamenti. Il convegno ha rappresentato un’occasione di grande valore, non solo per l’approfondimento storico ma anche per la riflessione sulle disuguaglianze ancora attuali, sul senso di appartenenza e sulla costruzione della memoria collettiva.
I promotori hanno già annunciato l’intenzione di proseguire questo percorso culturale che unisce ricerca, divulgazione e impegno civico. Grazie anche al contributo del dott. Colucci, il passato è tornato a dialogare con il presente, restituendo centralità e consapevolezza a una pagina rimossa della storia del Mezzogiorno.
(Foto e filmato di Alessandro Siniscalchi)
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