BAIANO (Av) – Consegnato… ma a chi? Il mistero dell’abito di Comunione svanito nel nulla

A Baiano una madre sta cercando di ricostruire cosa sia accaduto alla spedizione che attendeva da giorni: un pacco che, secondo i sistemi di Poste/SDA, risulterebbe consegnato senza alcuna anomalia, ma che lei sostiene di non aver mai ricevuto. Al centro della vicenda ci sarebbe un abito da Prima Comunione realizzato artigianalmente a Catania, un capo unico che la famiglia aspettava con grande emozione.

Il tracciamento ufficiale indicherebbe una consegna avvenuta il 9 aprile alle 14:46, con tanto di notifica via SMS e fotografia allegata come prova. Nel registro digitale comparirebbe anche il nome della destinataria, V. S., come persona che avrebbe ritirato il pacco.

La versione della donna, diffusa sui social, sarebbe però completamente diversa: lei afferma di non aver firmato nulla e di non aver visto arrivare alcun corriere. L’abito, dunque, non sarebbe mai entrato in casa. La famiglia avrebbe contattato il servizio clienti, ma la risposta ricevuta sarebbe stata netta: per l’azienda la consegna risulterebbe regolarmente chiusa.

Il pacco, stando ai dati di tracciamento, avrebbe seguito il percorso previsto, passando anche dal polo logistico di Napoli prima di essere affidato alla distribuzione locale. L’unico punto non verificabile sarebbe proprio l’ultimo: dove e a chi sia stato realmente lasciato il collo. La fotografia fornita dal sistema, secondo quanto riferito, non aiuterebbe a identificare con precisione il luogo dello scarico.

La madre ha quindi rivolto un appello pubblico chiedendo che chiunque possa aver ricevuto per errore la spedizione la restituisca. «È un abito unico, fatto a mano per la comunione di mia figlia», avrebbe dichiarato, invitando anche eventuali vicini o persone presenti in zona a segnalare qualsiasi dettaglio utile.

L’ipotesi di un errore di recapito non sarebbe esclusa: il pacco potrebbe essere stato lasciato a un civico vicino o consegnato a terzi non autorizzati. Intanto sui social la comunità si sta mobilitando, condividendo l’appello nella speranza di recuperare il vestito prima della cerimonia.

La vicenda, però, apre anche una riflessione più ampia sulle procedure di consegna. In molti si stanno chiedendo se non sarebbe opportuno introdurre una verifica più rigorosa dell’identità del destinatario. La proposta che emerge è semplice: richiedere la visione di un documento di riconoscimento prima di affidare pacchi di valore o spedizioni destinate a persone specifiche. Una misura che potrebbe ridurre contestazioni, smarrimenti e situazioni come quella vissuta dalla famiglia di Baiano.

Per ora resta un’unica certezza: l’abito non è stato ancora ritrovato. La speranza è che il pacco possa riapparire e che la bambina possa indossare il suo vestito nel giorno della Prima Comunione, mentre la comunità continua a sostenere la famiglia in questa ricerca contro il tempo.