Benvenuti nella Democrazia dell’Assurdo, dove il ladro si offende e il cittadino viene denunciato. A Venezia, città dei sogni e dei borseggiatori professionisti, accade che chi filma un furto venga accusato di stalking. Non è una barzelletta, è cronaca. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, lo definisce “capovolgimento della realtà”. E come dargli torto? Il cittadino che cerca di difendere la propria città diventa il problema, mentre chi borseggia si presenta in tribunale con l’aria indignata e il codice penale in mano.
Monica Poli, alias “Lady Pickpocket”, che da anni urla “pickpocket!” tra i turisti, si ritrova a dover spiegare che no, non è lei la criminale. “Se fosse vero, saremmo alla follia pura”, dice. E chi può darle torto? È come se il vigile venisse multato per aver fermato chi passa col rosso, perché ha turbato la sensibilità del trasgressore.
Il sindaco Brugnaro propone avvocati che possano infliggere qualche giorno di cella, ma nel frattempo il borseggiatore recidivo può tranquillamente tornare a San Marco, magari per un altro giro di portafogli. E Zaia rilancia con braccialetti elettronici e Daspo urbani. Ottimo. Ma nel frattempo, il cittadino resta lì, con il cellulare in mano e la denuncia in arrivo.
Ora, nessuno qui propone il ritorno al medioevo, con forconi e torce. Ma un dubbio sorge: se lo Stato non protegge chi rispetta le regole, perché mai l’onesto dovrebbe restare fermo a farsi derubare con un sorriso? La legge non deve diventare una coperta che scalda solo chi la calpesta. Non si chiede vendetta, ma equità. Non si vuole giustizia fai-da-te, ma giustizia. Punto.
Essere onesti non dovrebbe essere una vocazione da martiri. La legge deve tutelare chi la rispetta almeno quanto protegge chi la infrange. Altrimenti, il messaggio che ne vien fuori conferma l’opinione di molti malfattori, italiani e stranieri, e cioè che in Italia si possa fare ciò che si vuole, tanto non ti fanno niente.

