DAL SETTECENTO: CASA ETHOS E NOMOS, CON SAVERIO MATTEI

A volte dovremmo tornare a chiederci quanto passato ci sia in mezzo a noi. Allora, se riuscissimo a fermarci in questa frenetica corsa alla velocità, se riuscissimo a riflettere su cosa sta accadendo alle nostre vite, potremmo, forse, riscoprire l’interesse per il bene e allontanarci da  tanta malvagità.

Una serata a Napoli ricrea sempre. Serata di spessore è stata quella presso la Biblio-mediateca ETHOS E NOMOS, in via Bernini, nel salotto letterario settecentescamente ricostruito della Madame Marisa Lembo, giovedì 11 dicembre 2025.

Due superbe e  sagaci Prof, di quelle vere, forti, belle, donne capaci di educare e formare sempre e dovunque, prendono la scena e attirano l’attenzione con eleganza e semplicità e spalancano le menti  su  una storia da rispolverare, quella di MATTEI SAVERIO.

Due amiche da sempre e per sempre ANNA MARIA RAO e MILENA MONTANILE, incantano dall’amicizia e con amicizia, facendo conoscere ad un pubblico selezionato la straordinaria figura di chi ha contribuito a rendere  italiano, meglio ‘napoletano’ l’Illuminismo francese.

Calabrese trapiantato a Napoli, Mattei Saverio è un personaggio che nelle parentesi della sua vita 1742-1795, riesce a guardare il mondo con sguardo poliedrico e con cuore amante dell’arte: avvocato di professione, secondo la tradizione napoletana,  e biblista per passione, traduttore dei salmi dall’ebraico all’italiano,  teorico della drammaturgia classica e moderna, autore e revisore di libretti, amico e panegirista di Jommelli, corrispondente epistolare del Metastasio, fondatore della biblioteca musicale del Conservatorio della Pietà dei Turchini, è stato sicuramente un protagonista di rilievo sulla scena culturale, teatrale e letteraria italiana nella seconda metà del XVIII secolo. Ragione,  volontà, parola,  umiltà  sono  gli status da cui il Mattei riesce da Montepaone e alla capitale partenopea, riesce a dare moto agli animi paralizzati del ‘700. Un lascito culturale da riscoprire, la cui impresa più ambiziosa fu la, traduzione poetica in lingua italiana, appunto, dei Salmi biblici dall’ebraico, per renderli più che mai accessibili a tutti.  In un processo di volgarizzazione della cultura sacra, nel pieno rispetto dei canoni illuministi della conoscenza, rende concreta e pratica la conoscenza.  Un’opera che, nella piena sacralità, trovò interesse anche nella musica: i salmi furono di interesse a maestri quale Johann Adolf Hasse, Niccolò Jammelli, Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello e persino Wolfgang Amadeus Mozart.

Tanti gli scritti da rivisitare, tanti i lavori da riscoprire, grande il vantaggio nel rileggere SAVERIO MATTEI.

E dalla ricostruzione del secolo dei Lumi, a casa,  in quell’atmosfera calda e famigliare per chi ama la cultura e insieme a chi ama la cultura e diffondere  la cultura, come la Prof.ssa Lembo a Napoli con il salotto ETHOS e NOMOS, o  la dott.ssa Annamaria Picillo ad Avellino con AVELLINO LETTERARIA,   si riscopre la storia quella dei potenti, quella dei re e degli imperi, che si sono avvicendati l’uno divorando l’altro, dominando con prepotenza, schiacciando gli altri, ma poi finiti nel nulla, sopraffatti dalla loro stessa iniquità…e si riascolta, casualmente e inconsapevolmente, la voce di Mattei Saverio nelle parole dolcissime di una ninna nanna, cantate tra i banchi freddi di una chiesa da una signora di ottanta anni circa, che naturalmente non sa chi le ha scritte, ma sa bene con quanta passione e amore debbano essere intonate…oggi più che mai:

Dormi, non piangere, Gesu diletto,

dormi, non piangere, mio Redentor;

dormi, non piangere, mio Redentor.

Quegli occhi amabili, bel pargoletto,

t’affretta a chiudere nel fosco orror.

Sai perche pungono la paglia e il fieno?

E’ perche vegliano tue luci ancor.

T’affretta a chiuderle che il sonno almeno

sarà rimedio d’ogni dolor.

Dormi, non piangere, Gesu diletto,

Dormi, non piangere, mio Redentor;

Dormi, non piangere, mio Redentor.

“Dormi, non piangere” è un  canto natalizion proposto in anteprima su Radio Vaticana il 25 Dicembre 1937 . Fu attribuito erroneamente a Mons. Lorenzo Perosi (1872-1956), fu invece composto da Saverio Mattei, cantato dalla gente del popolo ancora oggi, tra cui, a Nusco, nella chiesa dedicata a Santo Stefano da Sant’ Amato, dalla straordinaria e tenace zia Carmelina Passaro, voce dei canti del passato.

Un grazie particolare alla Prof.ssa Montanile, che mi ha donato questa opportunità.

Un grazie al dott. CARLO MATTEI, erede  del grande Saverio, che con lo stesso amore del suo antenato, condivide il vero potere e la vera forza dell’umanità,  che dominano sempre quando scelti, che vincono,  che creano e non distruggono: il potere e la forza della conoscenza.

Antonella Prudente