Cambiano i prezzi dei carburanti: cala la benzina e aumenta il gasolio, ma le “accise” rimangono comunque elevate

In una svolta che segna un cambiamento nel sistema di tassazione dei carburanti, dal 15 maggio 2025 è entrato in vigore un decreto interministeriale che riduce di 1,5 centesimi di euro al litro l’accisa sulla benzina, portandola da 72,84 a 71,34 centesimi, e aumenta dello stesso importo quella sul gasolio, che passa da 61,74 a 63,24 centesimi. La misura, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il giorno precedente, risponde all’esigenza di allinearsi agli obiettivi ambientali del PNRR e alle direttive comunitarie volte a eliminare i sussidi considerati “ambientalmente dannosi”, tra cui la storica minore tassazione sul diesel.
In ogni caso (si veda il nostro articolo “C’iavit accis) le “accise” sommate all’iva rappresentano, mediamente, circa il 60% del costo finale dei carburanti.

Sul fronte dei consumatori, l’Associazione Codacons ha stimato un aggravio complessivo di circa 364 milioni di euro annui a carico degli automobilisti che utilizzano gasolio, a fronte di un risparmio di circa 374,5 milioni per chi fa il pieno di benzina. Gli operatori del settore segnalano che l’adeguamento si traduce in una flessione contenuta del prezzo alla pompa per la benzina e in un rincaro simmetrico per il diesel: il prezzo medio della benzina self service si attesta oggi intorno a 1,702 €/l, mentre il diesel self service si mantiene sui 1,586 €/l.

Il provvedimento prevede inoltre che, nel quinquennio 2025-2030, le accise sui due carburanti convergano progressivamente fino a un completo riallineamento, attraverso aumenti annuali per il gasolio e corrispondenti riduzioni per la benzina. Le maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’imposta sul diesel saranno destinate al Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, con l’obiettivo di potenziare servizi di mobilità urbana più sostenibili.

Gli analisti sottolineano come questa manovra fiscale non risponda soltanto a logiche di bilancio, ma sia parte di una strategia più ampia di riequilibrio ecologico. Rendendo meno vantaggioso il carburante maggiormente inquinante, il legislatore intende favorire la diffusione di motorizzazioni più pulite e incentivare il ricorso a soluzioni alternative quali i veicoli elettrici e a basse emissioni.

Infine, per inquadrare il peso complessivo delle imposte sui carburanti in Italia, va ricordato che la componente fiscale—ossia accisa più IVA—rappresenta circa il 63,6 % del prezzo finale della benzina (circa 1,016 €/l), il 59,5 % di quello del gasolio (0,885 €/l), il 39,9 % per il GPL (0,268 €/l) e appena lo 0,3 % per il metano (0,004 €/kg), tributi che finanziano il bilancio statale, la manutenzione delle infrastrutture e i programmi di sostenibilità energetica. Rispetto alla media europea—dove la benzina sconta in media il 58 % di tasse e il diesel il 55 % del prezzo al consumo—l’Italia si conferma tra i Paesi con la pressione fiscale sui carburanti più elevata, superata soltanto da pochi Stati come Danimarca e Paesi Bassi.


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