Il presidente della Provincia di Avellino, Rizieri Buonopane, ha espresso apprezzamento per la convocazione dell’assemblea dei soci di Alto Calore Servizi, su iniziativa dell’amministratore unico Antonello Lenzi, affinché si discuta sia dello stato del concordato che delle misure di adeguamento tariffario, nonché dell’emergenza idrica. Ha affermato che in quella sede intende proporre ai colleghi sindaci un documento volto a sospendere la decisione sull’aumento della tariffa, sottolineando che in qualità di presidente si era già espresso contro questa misura, condividendo il percorso intrapreso da sindaci e associazioni. Ha ricordato che l’aumento inciderà pesantemente sui bilanci delle famiglie e delle imprese, in un contesto caratterizzato da continue sospensioni dell’erogazione dell’acqua, e ha ribadito la necessità di un dibattito condiviso per valutare se rinviare l’aumento e riconsiderare al ribasso le percentuali previste, sollecitando una netta posizione dei sindaci per chiedere all’Ente Idrico di bloccare tutto e rinviare al prossimo anno il confronto tariffario.
Questa presa di posizione si innesta in una fase di forte tensione, dopo che il Consiglio di Distretto Irpino dell’Ente Idrico Campano, convocato il 7 agosto, ha approvato un aumento tariffario senza precedenti, pari al 20 % in due anni (2025–2026), con proiezioni ulteriori fino al 2029. La delibera è infatti passata in seconda convocazione, con 12 voti favorevoli, 4 contrari, 2 astenuti e ben 7 assenze: una modalità che ha suscitato forti critiche da diverse parti, anche per l’esigua partecipazione dei sindaci e la mancanza di una maggioranza piena. In molti comuni, si è constatato caos, con amministratori locali che si dicono caduti dal pero, indignati per l’assenza di un dibattito preventivo nonostante poco tempo prima avessero approvato all’unanimità il bilancio, che certificava un passivo, già allora imponente, per oltre 130 milioni di euro. Tale contesto espone chiaramente uno stato di criticità: il gestore ha un enorme debito accumulato in anni, ridotto per via del concordato omologato nel 2024, ma la copertura finanziaria viene scaricata sull’utenza tramite rincari tariffari, considerati da numerosi sindaci e associazioni ingiusti e insostenibili.
Nel dibattito si leva con forza la posizione di Fratelli d’Italia del Sannio, che ha espresso profonda contrarietà alla decisione dell’Ente Idrico, definendo l’aumento del 30 % (vi sono infatti stime anche più alte in ambito beneventano) ingiustificato, e considerando grave che sia stato deliberato in pieno agosto, in seconda convocazione e con scarsa partecipazione degli amministratori, senza reale confronto con i territori. Secondo loro, erano ignorate alternative come il contenimento della spesa gestionale, la riduzione degli sprechi, i tagli ai costi dirigenziali o una riscossione più efficace dei crediti, sollecitando l’apertura immediata di un tavolo di confronto con Alto Calore, l’Ente Idrico, sindaci, associazioni consumatori e comitati territoriali per riesaminare la decisione.
Analogamente, il sindaco di Pontelandolfo – insieme al Movimento 5 Stelle beneventano – ha definito l’incremento fino al 30 % “ingiusto, se non sadico e profondamente irrispettoso” verso i cittadini che già subiscono disservizi. Ha ravvisato la necessità di un’azione sinergica tra tutte le amministrazioni comunali coinvolte per bloccare questa politica tariffaria e aprire un tavolo, dedicato anche al problema della dispersione idrica e della diminuzione delle sorgenti. Ha sottolineato che l’aumento è rinviato per assenza di numero legale in una precedente riunione: in questo senso, è stata ribadita l’opportunità di cogliere l’occasione per fermare una stangata insostenibile e riconsiderare un provvedimento gravemente iniquo, imposto per sanare un debito enorme, risultato di una gestione fallimentare, sprechi e assenza di investimenti.
In numerosi comuni del Sannio, i sindaci – tra cui quelli di San Giorgio del Sannio, Paduli, Pesco Sannita, Guardia Sanframondi, San Martino Sannita e Sant’Angelo a Cupolo – hanno manifestato ferma contrarietà al rincaro del 30 %, definendolo inaccettabile soprattutto in una fase economica delicata e sottolineando come amministratori non possano accettare di scaricare un colpo simile sulle famiglie. Anche il Comune di Apice ha duramente reagito, definendo l’aumento “insostenibile” in un contesto caratterizzato da carenze idriche croniche e sottolineando che aumentare le tariffe, in queste condizioni, è una vera e propria provocazione istituzionale; ha chiesto una sospensione temporanea degli attingimenti, convocazione urgente di un tavolo tecnico coinvolgendo tutti gli enti competenti e investimenti per mitigare la crisi, denunciando una mancanza di rispetto per i cittadini.
Sul fronte delle giustificazioni dell’Ente Idrico e dei sindaci favorevoli, è stato sottolineato che l’aumento si rende inevitabile per scongiurare il collasso finanziario di Alto Calore ed è condizione per accedere a investimenti indispensabili alla riqualificazione della rete idrica, quantificati in oltre 140 milioni, più ulteriori 50 milioni di ristori dalla Puglia, vincolati al mantenimento della solidità gestionale. Inoltre, si rimarca che la tariffa finale di Alto Calore, pur aumentata, risulta ancora inferiore alla media nazionale (1,59 €/m³ contro una media di 2,30 €/m³ considerando acquedotto, fognatura e depurazione), un argomento che viene utilizzato per ridimensionare le critiche. Tuttavia, molti ritengono che il vero problema non sia solo il prezzo, ma la fragilità del servizio e la dispersione idrica, che in provincia di Avellino si attesta tra il 55 %, con costi medi annui per famiglia significativamente più alti rispetto ad altri territori campani: gli irpini spendono circa 361 € annui, contro i 305 € di Benevento o i 279 € di Caserta, mentre Salerno raggiunge i 434 €.
Intanto, sul piano istituzionale, si attende la riunione dell’Ente Idrico Campano fissata per il 27 agosto, che dovrà affrontare ancora una volta il piano tariffario. La precedente convocazione non ha raggiunto il numero legale, con conseguente rinvio. In vista della nuova data, i sindaci contrari chiedono che venga favorito un reale confronto territoriale, mentre i sostenitori del provvedimento ritengono che posticipare ulteriormente possa compromettere l’accesso ai finanziamenti e l’equilibrio dell’ente.
Emergono così due visioni contrapposte: da un lato si rivendica la necessità di garantire la sopravvivenza economica e la sostenibilità gestionale di Alto Calore attraverso l’aumento delle tariffe, dall’altro si denuncia che una simile scelta scarica sui cittadini e sulle imprese i costi di una gestione inefficiente e ingiusta, senza garanzie di miglioramento del servizio o tutela per le fasce più deboli. La questione si trasforma così in un banco di prova per la capacità delle istituzioni locali di mediare tra rigore finanziario, diritto all’acqua e responsabilità politica, in uno dei momenti più difficili per la governance idrica dell’area.

