Caivano, 28 settembre 2025 – Questa mattina, nella parrocchia di San Paolo Apostolo al Parco Verde, si è consumato un gesto tanto simbolico quanto inquietante. Durante la celebrazione della messa, un uomo si è avvicinato a don Maurizio Patriciello per ricevere la comunione. Invece dell’ostia, ha consegnato al sacerdote un fazzoletto contenente un proiettile, proveniente dalla “stesa” della sera precedente, quando decine di colpi d’arma da fuoco hanno terrorizzato le strade del quartiere.
Un gesto intimidatorio, sprezzante, che non può essere liquidato come un episodio isolato. È il segno tangibile di una guerra silenziosa che si combatte ogni giorno tra chi difende la vita, la legalità, la speranza — e chi invece semina paura, morte e rassegnazione.
A don Maurizio va la nostra piena solidarietà. Il suo impegno instancabile, la sua voce che non si piega, il suo amore per i giovani e per la comunità sono un faro in mezzo alla tempesta. Non è la prima volta che viene minacciato, ma ogni volta risponde con parole che disarmano: “Ragazzi, nel nome di Dio, fermatevi. Godetevi la vostra bella gioventù. La strada che avete intrapreso è un vicolo cieco”.
Il Parco Verde non è solo un luogo geografico: è il simbolo di una ferita aperta nel cuore del nostro Paese. La criminalità organizzata prospera dove lo Stato è assente, dove le opportunità sono negate, dove l’istruzione è debole e il lavoro è un miraggio. Non bastano le operazioni di polizia, non bastano le condanne: serve una strategia integrata, radicale, duratura.
I giovani di Caivano non devono scegliere tra il carcere e il camposanto. Devono poter scegliere tra l’università e il lavoro, tra lo sport e l’arte, tra la formazione e l’impresa. Devono poter sognare — e realizzare quei sogni. Serve un piano straordinario per l’educazione, per la cultura, per l’inclusione. Serve che lo Stato non sia solo repressione, ma anche e soprattutto presenza, ascolto, investimento.
L’intimidazione contro don Patriciello è un attacco a tutti noi. È un monito che ci impone di non voltare lo sguardo. Ogni cittadino, ogni istituzione, ogni giornalista ha il dovere di raccontare, denunciare, proporre. Perché la libertà non è un privilegio: è un diritto. E la dignità non è negoziabile.
Che questo proiettile non sia il simbolo della paura, ma il punto di partenza per una nuova resistenza civile. Per don Maurizio, per Caivano, per tutti i luoghi dimenticati d’Italia.

