Maxi‑truffa agli anziani: scoperta la ‘centrale dei raggiri’ nascosta a Napoli. Ecco come colpivano le vittime

La vicenda che ha portato alla luce un sistema di truffe ai danni di anziani parte da un singolo episodio denunciato ai Carabinieri della Compagnia Trastevere. Da quella segnalazione, apparentemente isolata, è emersa una rete criminale ben più articolata, capace di muoversi tra diverse regioni e di operare con una struttura degna di un’organizzazione professionale. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha condotto all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di cinque uomini della provincia di Napoli, di età compresa tra i 26 e i 50 anni: due sono finiti in carcere, uno ai domiciliari, mentre altri due sono stati sottoposti all’obbligo di dimora.

Gli investigatori hanno ricostruito un quadro inquietante: dodici persone coinvolte, ognuna con un ruolo preciso, impegnate in una serie di truffe ed estorsioni commesse tra Roma e Livorno tra l’autunno 2023 e la primavera 2024. Il gruppo operava con una suddivisione interna che ricordava quella di un’azienda: promotori, telefonisti, contabili ed emissari incaricati di ritirare materialmente il denaro dalle abitazioni delle vittime. Tredici episodi sono stati ricostruiti nel dettaglio grazie a un lavoro investigativo che ha combinato analisi dei dati telefonici, acquisizione di immagini di videosorveglianza e intercettazioni mirate.

Il fulcro dell’intero sistema era un centralino clandestino, installato nel seminterrato di una casa a Casoria (Na). Da lì partivano le telefonate dirette alle utenze fisse degli anziani presi di mira. I truffatori utilizzavano i raggiri più collaudati: il finto nipote che implora aiuto economico per un incidente o un debito improvviso, oppure il finto agente delle forze dell’ordine che convince la vittima a consegnare denaro o gioielli per presunte “procedure di sicurezza”. Una volta ottenuta la fiducia dell’anziano, entravano in scena gli emissari, che si presentavano alla porta e ritiravano contanti e preziosi. Il bottino veniva poi riportato in provincia di Napoli, dove i promotori provvedevano a suddividerlo tra i membri del gruppo.

Questa operazione non è un episodio isolato: solo pochi mesi prima, il 28 aprile, altri cinque individui erano stati arrestati nell’ambito della stessa inchiesta, segno che la rete criminale aveva una capacità operativa estesa e continuativa.

Per evitare di cadere in trappole simili, è essenziale ricordare alcuni punti chiave. Nessun rappresentante delle forze dell’ordine chiede denaro o gioielli al telefono, e nessun parente in difficoltà si affida a sconosciuti per recuperare soldi con urgenza. Davanti a una telefonata che genera ansia o pressione, è fondamentale interrompere la conversazione, verificare direttamente con il familiare e, se necessario, contattare le forze dell’ordine tramite i numeri ufficiali. La richiesta di mantenere il segreto o di agire in fretta è quasi sempre un segnale di allarme: la fretta è l’arma preferita dei truffatori.