Groenlandia agli USA? No, c’è una soluzione migliore: potenziare la NATO nel Bacino Artico

Gli ultimi sviluppi — l’azione militare statunitense in Venezuela e le ripetute dichiarazioni del presidente Trump sulla necessità di “avere” la Groenlandia per motivi di sicurezza — impongono una risposta chiara: qualsiasi minaccia alla sovranità di un territorio è deprecabile e va condannata anche quando il nostro paese è strettamente allineato agli USA. Il coraggio di dirlo non è defezione: è principio di diritto internazionale e di credibilità internazionale.

Detto questo, le ragioni che spingono Washington sono comprensibili nel quadro geopolitico attuale. L’inerzia e le distrazioni strategiche degli ultimi anni hanno lasciato spazi di influenza a Pechino e Mosca — dalla penetrazione economica in infrastrutture critiche come i porti di Panama fino all’espansione di relazioni militari e politiche in Africa — e questo ha alimentato la percezione di un vuoto che gli USA vogliono colmare. In tale contesto, la retorica di “acquisire” territori artici nasce da timori reali, non solo da ambizione.

Tuttavia, la risposta non può essere l’annessione o la pressione unilaterale: la Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca e, come parte del Regno, rientra nell’architettura euro‑atlantica e nella sfera NATO; ogni soluzione deve rispettare questo quadro istituzionale e la volontà dei groenlandesi. Consentire a un alleato di sottrarre sovranità a un altro membro sarebbe un precedente destabilizzante.

La via praticabile e più equilibrata è il potenziamento della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) nell’Articoo, con solide basi operative in Groenlandia. Questo significa maggiore cooperazione difensiva con la Danimarca e le autorità groenlandesi; investimenti congiunti in infrastrutture dual‑use come radar, basi logistiche, porti e piste; esercitazioni multinazionali e un quadro di governance che includa l’Unione europea per bilanciare interessi civili e militari. La NATO può offrire garanzie collettive senza alterare la sovranità territoriale, riducendo così la tentazione di soluzioni unilaterali.

A sostegno di questa proposta vanno ricordati alcuni punti essenziali: rafforzare la difesa collettiva senza annessioni tutela la legittimità internazionale; una presenza NATO coordinata aumenta la deterrenza e riduce lo spazio operativo per attori esterni; la condivisione dei costi e delle responsabilità evita che la sicurezza artica diventi esclusiva americana; e progetti civili‑militari con standard ambientali e coinvolgimento locale possono coniugare sicurezza e sviluppo sostenibile.

Occorre però evitare errori: non si deve militarizzare l’Artico senza consenso locale, né trasformare la cooperazione in una corsa agli armamenti. Trasparenza, coinvolgimento groenlandese e standard ambientali rigorosi sono condizioni non negoziabili. L’Italia e l’Europa dovrebbero proporre un piano concreto di rafforzamento NATO in Groenlandia che includa misure politiche, economiche e ambientali, presentandolo come alternativa legale e pragmatica a qualsiasi tentazione di annessione.


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