Da un’alba che tarda a Radici e algoritmi. Memorie di un figlio del Sud.

a cura di Antonella Prudente

Una tazzina di caffè in equilibrio precario, con l’animo di una donna impressa all’altezza del manico: questa l’immagine che resta dall’esperienza emozionale di chi, in un sol fiato, al tardare di un’alba invernale, legge il romanzo, nuovo, di Massimo Montanile, Radici e algoritmi.

Non una storia nella storia, ma storie accanto alla Storia, da cui ancora storie…presenze…immagini…battiti…

Si, perché a raccontarsi non è soltanto Massimo, ma anche Milena, all’anagrafe Filomena, Montanile.

E poi, in un profondo inciso, le radici si attorcigliano tra le vicende poetiche di un altro figlio del Sud: Franco Arminio. Milena e Franco, e Massimo: un intreccio  di memoria e territorio e parola che è alla base del nostro comune sentire.

Massimo è la root note del racconto e da inconsapevole ricercatore della vita, senza discutere, senza argomentare, senza correggere, guarda e in quello sguardo si accorge di aver imparato l’arte che è il lui: Radici e algoritmi.

Il romanzo ‘ripercorre il  viaggio umano, culturale e professionale di un ragazzo dell’Irpinia che attraversa cinquant’anni di storia italiana.’  E’ una geografia del cuore umano, dove è Massimo, figlio, padre, amico, collega, dirigente, amante, e non solo di donne, capace di emozionarsi, sempre, con rigore, ritmo, chiarezza, astrazione, su una musica che è tessuto narrativo, che segna le soglie, dilata il tempo, accende il corpo, in un teatro gestuale fornisce la base armonica per l’intera progressione. Sul palcoscenico di un teatro inizia a percepire le cose in un altro modo: ‘il gesto veniva prima della parola, e spesso la conteneva già tutta. Bastava saperlo ascoltare’.

Approach note è Milena, a cui è rivolto un pensiero speciale nel libro e nella vita, perché è sostegno e ‘affianca sempre con sensibilità, intelligenza e affetto costanti. La sua presenza discreta ma essenziale attraversa ogni pagina, come un filo invisibile che unisce le radici della parola.’

Un mondo quello di Radici e algoritmi che ha paura del vuoto e riempie ogni istante di rumore, fino a quando, in un capitolo di raccoglimento dal titolo ‘Riflessioni su etica, tecnologia e meridione’, dove il tema è il rapporto tra libertà, tecnologia e cultura democratica, l’autore sembra diventare consapevole di aver  riempito ogni istante della sua vita.  Chi era solito ascoltare e celebrare più Marx che Dante, al sedicesimo capitolo di una vita narrata si accorge che è ‘il relativismo a governare l’ Europa, una deriva che, come ammoniva Papa Benedetto XVI, rischia di ridursi a un semplice lasciarsi portare qua e là da ogni soffio di dottrina.’

Massimo si ferma e nel silenzio  sente le cose importanti, il battito del  cuore, i desideri veri, la voce di chi amiamo. Accanto a lui Milena, i figli Flavia, Daniele e  Francesco, gli amici, le donne amate.

La nuova forma di scrittura montaniliana, racconto-autobiografico-romanzo, sembra una carezzevole data protection (oso il confronto metaforico!), dove e quando ogni persona  ‘ha diritto a non essere ridotta a numero, ma riconosciuta nella sua dignità’.

Ecco allora che in questa identità che è puro amore per la dignità,  l’esistenza stessa  di Massimo è l’esistenza dell’ Olivetti, della Telecom Italia, dell’Electronica Group, della Tab edizioni..

La storia di Massimo e Milena è quella di un’ Irpinia che si apre al mondo, superando con il sudore delle mani, in un’ecologia eco-umana, le Alpi, gli oceani, le terre di conquista.

La priorità è data alle relazioni, garanti di quella ricchezza che nessun cambiamento potrà mai portare via, se nel fare il bene con le proprie mani, ancorati alle proprie radici, si ascolterà ancora la voce di quel barbone : – Uaglio’, rammi sta tromba. Te faccio vere’ come se sona!

E se  si avrà il coraggio, nella pienezza del proprio ‘io’, di consegnare la tromba a quel barbone, avere la forza di  ascoltare quell’assolo da brividi, e lasciarsi guidare: Si vuo’ fa’ musica bbona ai suna’ ‘co core.

Bellezza di verità: questo è Radici e algoritmi. Memorie di un figlio del Sud. Una foto, scattata, chissà… magari  con  la macchina fotografica di Anna Giulia, fidanzata di Daniele, bella donna e esperta fotografa, che con coraggio l’ha consegnata a lui,  Massimo Montanile, scrittore moderno tra like e follower.