A Sant’Anastasia (NA) si è verificato un episodio al limite dell’assurdo: un corriere di 41 anni, al volante di un furgone arancione, ha lasciato il retro del mezzo spalancato davanti al mercato rionale, dando l’opportunità a tre complici di accedere ai pacchi con calma: senza mostrare alcuna fretta, i tre hanno svuotato il cassone, caricando sulle proprie auto 54 pacchi acquistati online, molti provenienti dai siti di fast fashion, senza mai aprirli ma semplicemente scuotendoli o studiandone il packaging nella speranza di capirne il contenuto.
Quel che i ladri improvvisati ignoravano è che, a poche decine di metri, i Carabinieri della stazione locale osservavano ogni loro mossa nascosti in un’automobile civetta. Quando i complici del corriere hanno chiuso i bagagliai per allontanarsi, i militari sono intervenuti in un lampo: il conducente e i tre “clienti” sono stati bloccati e identificati. Per tutti è scattata la denuncia per appropriazione indebita e ricettazione, mentre i pacchi sono stati restituiti alla società di spedizioni per tornare finalmente nelle mani dei legittimi destinatari.
Il meccanismo, semplice ma collaudato, lascia temere che non si sia trattato di un’azione a sé stante. Gli investigatori hanno già acquisito i filmati delle telecamere nelle vicinanze e stanno scandagliando i turni e i percorsi dei corrieri per capire se dietro quel parcheggio incustodito si cela un’organizzazione più ramificata, capace di replicare il colpo con qualsiasi vettura lasciata incautamente aperta.
Il caso di Sant’Anastasia non è isolato nel Napoletano: in provincia, episodi simili hanno visto consegne deviate con etichette sostituite o falsi addetti giocare d’astuzia al citofono. La concorrenza spasmodica delle aziende di spedizione, alle prese con tempi ristretti e sistemi in outsourcing, offre spazi di manovra ai corrotti che si nascondono dietro l’uniforme di un fattorino distratto.
Ora la procura valuta se la formula “furgone aperto, clienti in borghese” sia parte di un modello criminale strutturato, già in azione altrove. Se così fosse, le denunce di questi giorni rappresentano solo la punta visibile di una catena illecita che assalta la fiducia dei consumatori online e mette a rischio un intero comparto della logistica.
In attesa delle prossime mosse degli inquirenti, il messaggio degli investigatori è chiaro: nessun anello della filiera, dal responsabile della consegna al magazziniere, è al sicuro se non si innalzano i controlli. Dietro l’illusione di un click e di una consegna rapida, può celarsi chi punta a trasformare l’abitudine di ogni giorno in preda facile.

