Attacco hacker all’Università La Sapienza: 72 ore per pagare o verranno eliminati i dati. La notizia è trapelata inizialmente in modo discreto, quasi sottovoce, come spesso accade quando un’infrastruttura digitale viene colpita e le informazioni circolano prima nei corridoi tecnici che nelle comunicazioni ufficiali. Si è diffuso che alla Sapienza di Roma gli aggressori avessero imposto un ultimatum di 72 ore, corredato da un link nel dark web con le istruzioni per il pagamento del riscatto. Solo in seguito, con la conferma delle prime verifiche interne, è emerso che l’ateneo era stato effettivamente colpito da un ransomware capace di criptare i dati e rendere inaccessibili i sistemi. Un quadro che, pur rientrando nelle dinamiche note di questo tipo di attacchi, ha richiesto fin da subito prudenza e trasparenza.
La ricostruzione dei fatti, oggi, è supportata da fonti giornalistiche solide e indipendenti: ANSA, Sky TG24, Corriere della Sera e altre testate nazionali hanno pubblicato articoli coerenti tra loro, confermando la natura dell’attacco e le misure adottate dall’università. L’ANSA, in particolare, ha riportato la notizia con toni equilibrati, sottolineando l’intervento della Polizia Postale e dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, senza alimentare allarmismi ma offrendo un quadro chiaro e verificato.
Dalle informazioni raccolte emerge che l’ateneo dispone di backup scollegati da internet, rimasti integri e oggi fondamentali per il ripristino dei sistemi. È un elemento che ha permesso di affrontare la situazione con maggiore serenità, evitando la pressione di dover cedere al ricatto. Nel frattempo, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per accesso abusivo ai sistemi informatici, mentre gli specialisti del Csirt e della Polizia Postale stanno lavorando per isolare la minaccia e riportare gradualmente online i servizi compromessi.
La vita universitaria, pur con qualche inevitabile rallentamento, prosegue. Le lezioni si svolgono regolarmente e l’ateneo ha attivato infopoint fisici e proroghe per agevolare gli studenti nelle operazioni che normalmente passano dai sistemi digitali, come prenotazioni esami, consultazione del libretto o verbalizzazioni. Gli esami, come confermato anche dalle fonti ufficiali, possono essere sostenuti senza prenotazione online, con registrazione successiva una volta ripristinati i servizi.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella di un account o una semplice email compromessa come possibile punto di ingresso. È un dettaglio che non sorprende gli esperti del settore, perché ricorda quanto spesso la vulnerabilità non risieda solo nelle infrastrutture, ma anche nei comportamenti quotidiani. Ed è proprio su questo fronte che la vicenda offre uno spunto di riflessione: la sicurezza digitale non è un tema emergenziale, ma un processo continuo che richiede formazione, attenzione e investimenti costanti.
L’episodio della Sapienza, pur serio, è gestito con metodo e senza allarmismi, grazie anche alla presenza di copie di sicurezza e alla collaborazione tra ateneo e istituzioni. È un caso che mostra come un attacco informatico possa essere affrontato con competenza e trasparenza, trasformando una criticità in un’occasione per rafforzare la resilienza digitale.

