Il presidente della Comunità Montana Alta Irpinia, Amado Delli Gatti, prende posizione sulla nuova mappa territoriale recentemente licenziata dal Ministero per gli Affari Regionali, esprimendo forte preoccupazione per le possibili ricadute sulle aree interne. Una posizione che si affianca apertamente a quella dell’Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, da tempo critica rispetto a un’impostazione che rischia di penalizzare ulteriormente i territori più fragili del Paese.
Secondo Delli Gatti, la nuova perimetrazione rappresenta un passaggio tutt’altro che neutro. «E se questo fosse il primo atto dell’accompagnamento al lento declino previsto dalla Snai?», si chiede il presidente, facendo riferimento alla Strategia Nazionale per le Aree Interne. Un interrogativo che suona come un allarme e che chiama in causa le scelte di programmazione nazionale, soprattutto in una fase storica in cui le comunità montane e interne avrebbero bisogno di politiche strutturali di rilancio e non di ulteriori ridimensionamenti.
La mappa del Ministero, infatti, ridefinisce criteri e classificazioni che incidono direttamente sull’accesso a risorse, servizi e strumenti di sviluppo. Per l’Alta Irpinia – territorio già segnato da spopolamento, carenze infrastrutturali e difficoltà occupazionali – il rischio è quello di una progressiva marginalizzazione istituzionale. «Quando si tracciano confini sulla carta senza ascoltare i territori – sottolinea Delli Gatti – si corre il pericolo di trasformare una strategia di riequilibrio in un meccanismo di selezione, che condanna alcune aree a un declino annunciato».
L’adesione alla posizione Uncem non è casuale. L’associazione nazionale ha più volte ribadito la necessità di rafforzare il ruolo degli enti montani e dei comuni delle aree interne, riconoscendone la funzione strategica in termini ambientali, sociali ed economici. In questa prospettiva, la nuova mappa viene vista come un passo indietro rispetto agli obiettivi dichiarati di coesione territoriale.
Delli Gatti chiede dunque un confronto immediato con il Governo e le Regioni, affinché le scelte non vengano calate dall’alto ma costruite insieme alle comunità locali. «L’Alta Irpinia non chiede assistenzialismo – conclude – ma politiche serie, capaci di garantire diritti, servizi e futuro. Senza questo, il rischio è che la Snai diventi davvero la cornice di un lento, inesorabile declino».
(di Alessandro Siniscalchi)

