Oggi, 18 novembre 2025, i Carabinieri di Vicenza hanno condotto una vasta operazione che ha portato a 20 arresti e numerose perquisizioni contro la mafia nigeriana, confermando il radicamento di questa organizzazione nel territorio veneto e in altre province italiane.
L’intervento, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia, ha visto impegnati centinaia di militari e ha colpito al cuore il gruppo criminale conosciuto come “Black Axe” (Ascia Nera), una confraternita nata in Nigeria negli anni Settanta e trasformatasi nel tempo in una vera e propria mafia transnazionale.
La “Black Axe” si distingue per una struttura gerarchica rigida, rituali di affiliazione e metodi violenti di controllo, che includono punizioni corporali per chi non rispetta le regole. A Vicenza, l’organizzazione aveva stabilito una base operativa stabile, da cui coordinava il traffico di cocaina ed eroina e lo sfruttamento della prostituzione, imponendo con minacce e violenze il dominio sulle comunità di connazionali. Le indagini hanno confermato come il gruppo fosse capace di gestire un flusso costante di stupefacenti e di esercitare un controllo sociale oppressivo, con ramificazioni anche in Lazio e Lombardia, segno di una mafia ormai diffusa a livello nazionale.
Il fenomeno non si limita al Nordest. In Campania, la mafia nigeriana ha mostrato una declinazione particolarmente cruenta. Diverse inchieste hanno documentato la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e hanno ipotizzato il coinvolgimento nel traffico di organi, con il litorale campano indicato come crocevia delle rotte criminali.
In questo contesto, la criminalità nigeriana ha sfruttato la vulnerabilità delle vittime, imponendo debiti esorbitanti e minacciando ritorsioni sui familiari rimasti in Nigeria.
Un tratto distintivo segnalato in più indagini è l’uso di riti “juju” (analoghi ai riti caraibici del voodoo) per piegare la volontà delle vittime e assicurare obbedienza. Questi rituali, che prevedono la raccolta di capelli, unghie o indumenti intimi, vincolano le donne con giuramenti forzati e le terrorizzano con la prospettiva di conseguenze soprannaturali o vendette sui parenti. In Campania, un caso emblematico ha portato all’arresto di una “madame” accusata di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione, con l’uso di riti per soggiogare giovani connazionali reclutate lungo la rotta Nigeria–Libia–Italia. La funzione del “Native Doctor” nei rituali è stata più volte richiamata, a conferma della centralità del controllo psicologico ed esoterico.
La combinazione di violenza fisica, coercizione economica e intimidazione rituale rende la mafia nigeriana una delle organizzazioni più difficili da smantellare. Non si tratta solo di criminalità materiale, ma di un sistema che penetra nelle paure intime e nelle credenze delle vittime, creando una dipendenza totale. La stampa vicentina e campana ha dato grande risalto a queste operazioni, sottolineando come la “Black Axe” rappresenti una minaccia concreta alla sicurezza e alla convivenza civile.
La sfida per le istituzioni sarà mantenere alta l’attenzione e proseguire con operazioni mirate, perché il rischio di rigenerazione del fenomeno resta concreto e la sua capacità di intimidire e soggiogare le vittime è ancora fortissima.

