La scossa sismica registrata questa mattina nell’area di Apice, nel Beneventano, ha suscitato attenzione anche in Irpinia, dove è stata avvertita in diversi comuni fino ad Avellino. L’evento, definito di media‑lieve entità, ha avuto una magnitudo 3.3 e una profondità di 13 km, come riportato dall’INGV alle 04:56 ora italiana. In un primo momento, la notizia è stata diffusa collocando erroneamente l’epicentro nell’area di Avellino, generando confusione tra i lettori. L’equivoco è nato dalla mancata conversione dell’orario UTC, che indicava 02:56, mentre l’orario corretto per l’Italia è 04:56: la differenza di due ore ha portato alcuni siti a interpretare la scossa come un evento distinto o localizzato altrove, quando in realtà si trattava dello stesso terremoto con epicentro ad Apice.
La distanza tra Apice e Avellino è di circa 20 km, sufficiente perché una scossa di questa entità venga percepita anche nel capoluogo irpino e nei comuni limitrofi, soprattutto nelle ore notturne quando il rumore di fondo è minimo. La popolazione ha avvertito un tremore breve ma netto, senza che si siano registrati danni o criticità. L’area tra Benevento e Avellino è comunque nota per una certa vivacità sismica: negli ultimi mesi si sono verificati episodi analoghi, come le scosse registrate nella zona di Montefredane, che hanno più volte ricordato come il sottosuolo irpino sia interessato da una dinamica geologica attiva. Anche in quei casi si trattò di eventi di modesta intensità, percepiti dalla popolazione ma privi di conseguenze.
L’episodio di oggi, con la sua corretta collocazione oraria e geografica, dimostra quanto sia importante interpretare correttamente i dati sismici e distinguere tra orario UTC e ora locale per evitare fraintendimenti. Al di là dell’equivoco iniziale, la scossa di Apice si inserisce pienamente nella normale dinamica dell’Appennino, una fascia sismicamente attiva dove eventi di questa entità rappresentano fenomeni fisiologici e costantemente monitorati dagli strumenti dell’INGV.

