Piano Strategico Nazionale Aree Interne 2021‑2027: tra il “declino cronico” delle zone incluse e l’esclusione di Baianese, Vallo di Lauro e Nolano

IL PIANO CHE NON PIACE ALL'IRPINIA: NE' ALLE AREE INTERNE (COMPRESE MA CONSIDERATE DECADENTI) NE' ALL'AREA DELLA BASSA IRPINIA E DEL NOLANO (ESCLUSE)

Il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne 2021‑2027, presentato dal Governo Meloni, destina oltre 310 milioni di euro a 128 territori fragili del Paese con l’intento di integrare risorse europee e nazionali per contrastare lo spopolamento e rafforzare i servizi essenziali.

Al centro delle critiche è finito il passaggio dedicato all’accompagnamento delle aree interne in un “percorso di cronicizzato declino e invecchiamento” anziché puntare a una vera inversione di tendenza. In Irpinia questa formulazione è stata percepita come una resa culturale e politica e bocciata da molte forze locali, senza distinzione di schieramento.

Rosanna Repole, sindaca di Sant’Angelo dei Lombardi e presidente della Città dell’Alta Irpinia, ha definito inaccettabile l’idea di trattare i borghi interni come territori morenti, annunciando di aver già scritto alla premier e al Presidente della Repubblica per chiedere che il testo venga rivisto al più presto.

Angelo Antonio D’Agostino, segretario provinciale di Forza Italia, ha chiesto di cancellare ogni riferimento al declino irreversibile e di sostituirlo con misure attive: potenziamento delle infrastrutture materiali e digitali, incentivi fiscali per le imprese e sostegno alle start‑up locali.

Dal centrosinistra Francesco Nardone di Futuridea ha sottolineato la contraddizione tra l’approccio passivo del Piano e la necessità di mettere al centro innovazione agricola, ricambio generazionale e produzioni ad alto valore aggiunto, mentre il deputato Pd Marco Sarracino ha definito incomprensibile che, dopo le promesse di sostegno ai giovani e al Mezzogiorno, si rinunci a ogni ambizione di crescita, esortando il Governo a concretizzare gli impegni sulla rigenerazione dei borghi.
Maurizio Petracca, consigliere regionale del Pd, ha ricordato che già nella legge di stabilità regionale erano state stanziate risorse specifiche per le aree interne irpine e ha ribadito che serve confermare e rafforzare quell’impegno politico e finanziario.

In Campania il Piano riconosce ufficialmente come “aree interne” soltanto quattro ambiti: Alta Irpinia, Cilento Interno, Tammaro‑Titerno e Vallo di Diano. Restano così escluse molte comunità tra Avellino e l’area metropolitana di Napoli che soffrono di carenze nei trasporti, nella sanità e nell’istruzione e perdono ogni anno giovani e famiglie.

Tra i comuni esclusi vi sono i 12 centro dell’ex Comunità Montana Vallo di Lauro e Baianese – Avella, Baiano, Mugnano del Cardinale, Quadrelle, Sirignano, Sperone, Domicella, Lauro, Marzano di Nola, Moschiano, Pago del Vallo di Lauro e Quindici, che sono situato in un territorio collinare dove le fermate dei mezzi pubblici sono rare, i presidi sanitari di primo livello distanti e le scuole superiori spesso a decine di chilometri di distanza.

Poiché non soddisfano i parametri di accessibilità ai servizi essenziali, questi comuni non possono beneficiare direttamente delle risorse del Piano Aree Interne e dovranno rivolgersi ad altri strumenti: i fondi PNRR, i programmi di sviluppo rurale, i bandi regionali e i piani di azione locale dei GAL.
L’esclusione alimenta preoccupazione perché senza interventi mirati rischia di accentuarsi l’esodo demografico, impoverendo ulteriormente le comunità.

Di fronte a questa doppia sfida – garantire un rilancio concreto per le aree già incluse e reclamare pari opportunità per quelle escluse – l’Irpinia e l’Agro nolano chiedono non solo una rettifica dei testi, ma una nuova narrazione in cui i borghi non siano destinati al declino inevitabile ma riconosciuti come risorse strategiche.

Solo così, con politiche lungimiranti, investimenti mirati e coinvolgimento delle comunità, si potrà trasformare la sfida demografica in un’opportunità concreta di sviluppo sostenibile, innovazione sociale e rilancio del tessuto economico e culturale.


 

 

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