L’ITALIA DI DOMANI: UNA STRATEGIA NAZIONALE PER RILANCIARE LA DEMOGRAFIA, L’ECONOMIA E LE ENERGIE DEL PAESE

Relazione strategica e proposte del dott. Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale e Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL e Direttore Generale dell’AGENZIA EUROMEDITERRANEA DI SVILUPPO “ACQUA – SOLE – VENTO”

Una riflessione aperta ai cittadini, alle Istituzioni e al mondo produttivo L’Italia si trova davanti a una delle fasi più delicate della propria storia contemporanea. Il nostro Paese dispone ancora di enormi risorse, di straordinarie competenze, di un patrimonio culturale, ambientale e produttivo unico al mondo. Possiede imprese capaci di competere sui mercati internazionali, università e centri di ricerca di valore, giovani preparati, territori ricchi di storia e identità e una posizione geografica strategica al centro del Mediterraneo. Eppure, accanto a queste grandi potenzialità, esiste una realtà che non possiamo più ignorare. L’Italia sta attraversando una profonda crisi demografica, economica e sociale. Nascono meno bambini. Molti giovani lasciano il Paese. Interi territori si spopolano. Numerose imprese faticano a trovare personale qualificato. Le competenze formate dal nostro sistema educativo vengono spesso valorizzate all’estero. Il peso della burocrazia e la complessità delle procedure continuano a frenare investimenti e iniziative. Non si tratta soltanto di una crisi economica. È una crisi di fiducia nel futuro. E quando una società perde fiducia nel futuro, diminuisce la propensione a fare figli, a investire, ad avviare un’impresa, a rischiare, a costruire. Per questo ritengo che l’Italia debba aprire una nuova stagione di riflessione e di progettazione. Non possiamo limitarci a gestire le emergenze. Dobbiamo tornare a progettare il futuro.

  1. LA CRISI DEMOGRAFICA È LA PRIMA GRANDE EMERGENZA NAZIONALE La questione demografica non può essere considerata soltanto un problema sociale. È, contemporaneamente, un problema economico, produttivo, previdenziale e strategico. Meno giovani significa: meno lavoratori; meno famiglie; meno consumi; meno imprenditori; meno innovazione; maggiore pressione sul sistema sociale; maggiore difficoltà per le imprese nel reperire personale. Per questa ragione, la natalità deve diventare una vera priorità nazionale. Non sono sufficienti misure occasionali o bonus temporanei. Occorre una politica pluriennale per la famiglia, fondata su: servizi per l’infanzia accessibili; sostegno alla maternità e alla paternità; politiche abitative per le giovani coppie; maggiore flessibilità del lavoro; conciliazione tra vita familiare e attività professionale; fiscalità più favorevole per le famiglie con figli. La domanda che dobbiamo porci è semplice: Come possiamo chiedere ai giovani di costruire una famiglia se non offriamo loro condizioni di stabilità, lavoro, casa e fiducia?
  2. TRATTENERE I GIOVANI È UNA PRIORITÀ STRATEGICA L’Italia investe nella formazione dei propri giovani. Quando un giovane, dopo avere studiato e acquisito competenze, è costretto a trasferirsi all’estero perché non trova opportunità adeguate, il Paese perde una parte importante del proprio investimento. Per questo dobbiamo creare le condizioni affinché un giovane possa dire: «Posso costruire il mio futuro in Italia.» Questo richiede: lavoro qualificato; salari più competitivi; maggiore meritocrazia; incentivi alle imprese che assumono giovani; percorsi di carriera; sostegno all’imprenditorialità; valorizzazione delle competenze. La fuga dei giovani non deve essere considerata un fenomeno inevitabile. Deve diventare una priorità politica, economica e sociale.
  3. UNIVERSITÀ, FORMAZIONE E IMPRESE DEVONO DIVENTARE UN SISTEMA UNICO Una delle grandi sfide del nostro Paese è superare la distanza tra il mondo della formazione e il mondo produttivo. L’università deve essere sempre più collegata alla realtà economica. Le imprese devono partecipare alla formazione. I giovani devono poter conoscere il mondo del lavoro prima di concludere il proprio percorso di studi. È necessario sviluppare un modello nel quale: conoscenza → ricerca → innovazione → impresa → lavoro. La formazione deve essere collegata alle esigenze reali dei territori e dei settori produttivi. Non possiamo avere contemporaneamente giovani disoccupati e imprese che non riescono a trovare le professionalità necessarie. Questo significa che dobbiamo ripensare profondamente il rapporto tra: università; istituti tecnici; formazione professionale; imprese; organizzazioni di rappresentanza; istituzioni.
  4. IL RILANCIO DEI TERRITORI E DELLE AREE INTERNE L’Italia non può essere considerata soltanto attraverso le sue grandi città. Esiste un altro Paese fatto di piccoli Comuni, borghi, aree rurali, territori montani e comunità che stanno lentamente perdendo popolazione. Questi territori non devono essere considerati aree marginali. Sono una parte fondamentale dell’identità e del potenziale dell’Italia. Per rilanciarli occorre garantire: servizi essenziali; sanità; istruzione; trasporti; infrastrutture digitali; collegamenti efficienti; sostegno alle imprese; valorizzazione del turismo; sviluppo dell’agricoltura moderna; energie rinnovabili; nuove forme di lavoro. Il recupero dei territori abbandonati può diventare una straordinaria occasione di sviluppo. La domanda da porsi è: Come possiamo riportare giovani, famiglie e imprese nei territori che oggi rischiano di spopolarsi?
  5. UNA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE PER L’ITALIA Il nostro Paese deve tornare a programmare il proprio futuro industriale. Dobbiamo individuare i settori strategici nei quali l’Italia intende essere protagonista nei prossimi decenni. Tra questi vi sono: manifattura avanzata; meccanica; agroalimentare; farmaceutica; energia; intelligenza artificiale; innovazione digitale; aerospazio; logistica; economia del mare; turismo; transizione energetica. In questo processo, le piccole e medie imprese devono essere poste al centro. Le PMI rappresentano una parte fondamentale del sistema produttivo italiano. Tuttavia, molte di esse hanno bisogno di: credito; innovazione; formazione; internazionalizzazione; competenze manageriali; accesso ai mercati esteri; finanza strategica. L’impresa italiana non deve essere lasciata sola davanti alle grandi trasformazioni internazionali.
  6. IL MEDITERRANEO COME GRANDE OPPORTUNITÀ STRATEGICA L’Italia possiede una posizione geografica straordinaria. Il Mediterraneo non deve essere considerato soltanto un confine geografico. Può diventare una grande piattaforma di sviluppo economico, commerciale, energetico e culturale. L’Italia può svolgere un ruolo centrale come: porta d’ingresso dell’Europa; piattaforma logistica; hub energetico; ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente; centro di investimenti; luogo di cooperazione; destinazione turistica internazionale. Il Mezzogiorno può diventare uno dei grandi protagonisti di questa nuova centralità mediterranea. Ma ciò richiede una strategia nazionale. Porti, aeroporti, ferrovie, infrastrutture digitali, energia, formazione e investimenti devono essere inseriti in una visione comune. L’Italia deve tornare a guardare al Mediterraneo non come periferia, ma come una delle grandi direzioni del proprio futuro.
  7. LA BUROCRAZIA NON PUÒ CONTINUARE A FRENARE LO SVILUPPO Un Paese non può crescere se chi vuole investire, assumere, innovare o creare un’impresa è costretto ad affrontare procedure e tempi eccessivi. È necessario: semplificare le norme; ridurre gli adempimenti; digitalizzare realmente la pubblica amministrazione; garantire tempi certi; accelerare le autorizzazioni; rendere più semplice investire. La pubblica amministrazione deve diventare un alleato dello sviluppo. La certezza dei tempi è una condizione fondamentale per attirare investimenti nazionali e internazionali.
  8. UN NUOVO PATTO TRA ISTITUZIONI, IMPRESE E SOCIETÀ Il futuro dell’Italia non può essere costruito da un solo soggetto. È necessario un nuovo patto tra: cittadini; Istituzioni; imprese; università; sistema finanziario; organizzazioni datoriali; territori; mondo della ricerca. Il nostro Paese ha bisogno di una visione condivisa. Una visione che superi la logica dell’emergenza e costruisca una vera programmazione strategica. UNA PROPOSTA DI RIFLESSIONE: IL PIANO STRATEGICO ITALIA 2040 Per queste ragioni ritengo necessario aprire una riflessione nazionale sulla possibilità di costruire un grande Piano Strategico Italia 2040. Un progetto capace di mettere in relazione: demografia → famiglia → giovani → formazione → lavoro → impresa → innovazione → investimenti → territori → internazionalizzazione. Non un semplice documento programmatico. Ma una visione di lungo periodo. UN APPELLO AL CONTRIBUTO DI TUTTI Questa relazione vuole essere un punto di partenza. Per questo rivolgo un invito a cittadini, giovani, imprenditori, Istituzioni, mondo della formazione e territori. CONCLUSIONE L’Italia non è un Paese privo di risorse. È un Paese che deve imparare a valorizzarle meglio. Le energie esistono nei giovani, nelle imprese, nei territori, nelle università, nella società civile. Il vero problema è che queste energie sono frammentate. Serve un nuovo modello di collaborazione nazionale. «Quale Italia vogliamo costruire per loro?» «Siamo ancora capaci di progettare insieme un futuro diverso?» L’Italia non deve gestire il declino. Deve tornare a progettare il futuro. E il futuro si costruisce con il contributo di tutti.