Esistono luoghi che custodiscono il passato.
E poi esistono luoghi che, pur affondando nelle profondità della terra, riescono a parlare di futuro.
Il Salone Ipogeo della Chiesa di Costantinopoli, ad Avellino, è stato uno di questi.
Storicamente gli ipogei sono stati tombe, cripte, cisterne, cantine, templi: spazi creati dall’uomo per conservare ciò che il tempo rischiava di disperdere. Ma a volte sono diventati molto di più. Sono diventati il luogo perfetto per raccontare i frammenti dell’esistenza, quelli che non si cancellano, quelli che il dolore scolpisce nell’anima e che, con il coraggio, possono trasformarsi in rinascita.
Durante la presentazione del libro Frammenti di pensieri di Andrea Gennarelli, pubblicato da Scuderi Editore, le parole della straordinaria preside Mirella Napodano hanno trovato la loro casa naturale. Perché parlare di frammenti proprio in un ipogeo significa comprendere che ogni ferita, ogni crepa, ogni assenza può custodire una luce.
Sabato 27 giugno, la sala gremita, si è irradiata di luce. Giovani, amici, persone arrivate non soltanto per assistere alla presentazione di un libro, ma per testimoniare un legame: perché l’amicizia è presenza, è sostegno silenzioso, è il filo invisibile che tiene insieme i giorni più difficili.
Un libro, da solo, è soltanto carta. Sono le persone che gli si stringono intorno a trasformarlo in vita.
Andrea Gennarelli racconta con la semplicità di chi non ha bisogno di alzare la voce per arrivare al cuore. Nel suo sguardo c’è il pudore di chi conosce il dolore e sceglie di non ostentarlo. Le sue parole costruiscono un ponte sospeso tra ciò che la vita può togliere e la forza necessaria per continuare a camminare. È il viaggio di chi attraversa la notte passeggiando nella propria città, riscoprendola diversa, quasi nuova, perché dopo ogni tempesta anche le strade imparano a raccontare.
Nel libro si percepisce una profonda spiritualità francescana. L’acqua, il cielo, gli alberi non sono semplici elementi della natura, ma compagni di un cammino interiore. Sono simboli di un tempo che non si limita a scorrere, ma che insegna a rinascere.
E poi c’è il dolore più difficile da nominare: quello dell’assenza dei figli nei momenti più importanti della vita. Un vuoto che non trova parole sufficienti, ma che proprio attraverso la scrittura diventa forza, memoria viva, testimonianza. Non una resa, ma una trasformazione. Perché ci sono sofferenze che non si superano: si imparano ad abitare, lasciando che diventino radici di una nuova speranza.
Ogni dettaglio della serata ha raccontato il tempo. Le note del pianista Giampiero Colella, capaci di dare voce anche ai silenzi. Le intense letture di Susanna Puopolo, che hanno fatto respirare le pagine del libro. L’opera di Giulina Mollica, con quei fili di palloncini sospesi come sogni che rifiutano di cadere, a impreziosire l’incontro. E la raffinata copertina firmata da Mila Maraniello, prima carezza per il lettore prima ancora di aprire il volume.
Tutto frammento. Tutto tempo.
Ma soprattutto tutto ha parlato di rinascita.
Perché Frammenti di pensieri non è soltanto una raccolta di riflessioni. È il racconto di chi ha scelto di trasformare le proprie ferite in parole e le parole in speranza. È la dimostrazione che si può cadere senza smettere di credere nella bellezza.
E forse il senso più profondo della serata è stato proprio questo: ricordarci che non siamo nati per restare prigionieri delle nostre ombre.
Siamo nati per rinascere.
Antonella Prudente


