Piccoli Comuni, grande Italia: una riforma che parta dai territori e dalle persone

di Salvatore Guerriero – Presidente Nazionale di PMI INTERNATIONAL

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Non serve ridurre i Comuni, ma valorizzarli. La vera modernizzazione passa da autonomia, innovazione, qualità dei servizi e attenzione alle diverse realtà territoriali del Paese.

Il dibattito sui Comuni italiani ritorna periodicamente da decenni, ma spesso in modo riduttivo, come se la questione fosse solo numerica. Già la legge 142 del 1990 aveva posto basi importanti per innovare gli enti locali, prevedendo che ogni Comune si dotasse del proprio statuto, dei regolamenti e di un apparato amministrativo capace di garantire autonomia, trasparenza e partecipazione.

Allo stesso tempo, quella legge apriva la strada alle unioni e fusioni di Comuni, strumenti pensati per migliorare l’efficienza dei servizi e la programmazione territoriale.

Negli anni, tuttavia, l’evoluzione è stata parziale. Le fusioni sono state poche, ma le unioni hanno consentito — in alcuni casi — di mettere insieme risorse, competenze e servizi, riducendo i costi e migliorando l’efficienza. Un passo avanti, ma ancora lontano da una riforma vera e strutturata.

Oggi è necessario superare l’idea che “piccolo sia inefficiente” e “grande sia moderno”.

È un pregiudizio tecnocratico che ignora la complessità dell’Italia: un Paese fatto non solo di grandi città o aree industriali, ma anche di borghi, vallate, isole e montagne che rappresentano la vera rete vitale della Repubblica.

Le grandi città non sono automaticamente più efficienti, anzi spesso i costi sociali dell’alienazione, della criminalità e del disagio urbano superano i risparmi amministrativi. La qualità della vita, non la grandezza, deve essere la misura del buon governo.

Rendere più attrattivi i piccoli Comuni significa anche attrarre persone, nuove energie e nuovi residenti, senza snaturare il tessuto urbano, ma riportandolo in armonia con la sua realtà originaria. Un Comune montano o di vallata deve poter restare abitato in modo equilibrato, con servizi adeguati e accessibili, come accade nelle grandi aree metropolitane.

L’Italia è un Paese profondamente disomogeneo, con pianure, colline, montagne e borghi incastonati in paesaggi unici che richiedono modelli amministrativi e gestionali differenti. Servono attenzione, cura e autonomia reale.

Oggi questa autonomia può essere sostenuta grazie a tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale, che possono garantire anche nei piccoli centri servizi pubblici e privati di alto livello.

Investire in questa direzione non significa solo rendere più efficiente la macchina amministrativa, ma anche ridare vita ai territori, offrendovi infrastrutture digitali, connettività e servizi moderni che permettano ai giovani di restare e ai nomadi digitali di insediarsi, lavorare e contribuire alla crescita locale.

Un piccolo Comune, se connesso, efficiente e sostenibile, può diventare un motore di comunità, non un peso per lo Stato.

Per realizzare tutto questo, è indispensabile che le istituzioni centrali facciano la loro parte. È tempo di rivedere la normativa nazionale che regola l’azione degli enti locali, rendendola più flessibile e coerente con le esigenze dei diversi territori.

Occorre mantenere l’impostazione originaria di ciascun Comune — il suo patrimonio, la sua identità, la sua storia — ma consentendo livelli di governabilità differenziati, capaci di garantire una gestione moderna, efficiente e responsabile.

La riforma della Pubblica Amministrazione locale non deve puntare a cancellare o accorpare, ma a valorizzare.

Serve un modello di governance digitale, territoriale e partecipativa, capace di unire efficienza, identità e qualità dei servizi.

L’obiettivo non è ridurre l’Italia dei piccoli Comuni, ma modernizzarla e metterla in rete, rendendola protagonista di una nuova stagione amministrativa e sociale.

In un Paese che ha fatto della diversità territoriale la sua più grande ricchezza, il futuro non passa dall’uniformità, ma dalla capacità di far crescere insieme le differenze e di trasformarle in valore per tutti.