Il rapporto tra società e stato di natura in Spinoza e Hobbes .

La complessità del mondo contemporaneo, che ha smarrito il senso dell’essere a vantaggio dell’avere, ci pone di fronte a profondi e infiniti interrogativi culturali, etici ed esistenziali. Tali consapevoli incertezze riguardano per lo più l’esistenza e la realtà, l’uomo e la sua conoscenza o il senso del limite (chi siamo? che cos’è la verità?).

Per rispondere a tali interrogativi vogliamo far riferimento alla ragione umana e al mondo dell’esperienza quotidiana, che esiste proprio se discute i fatti alla luce della sua razionalità e del significato logico e ontologico del nostro pensiero. Il filosofo austriaco novecentesco L. Wittgenstein (1889-1951), nel suo famoso studio Ricerche filosofiche, si poneva con grande forza una domanda radicale: “Che cosa chiamiamo pensare?”.

Prof. Andrea Canonico

Interrogarsi su cosa significhi pensare non è un puro esercizio speculativo, ma una necessità che riguarda la natura stessa della nostra facoltà conoscitiva e politica, il suo destino. E per riflettere su tale approccio politico ed etico ci riferiamo, continuando la riflessione pregressa su Spinoza e Sartre, agli studi del prof. Montano Aniello relativi a Thomas Hobbes e Baruch Spinoza.

Secondo Montano, il rapporto tra Hobbes e Spinoza è un rapporto di continuità teorica e di rovesciamento concettuale: si evidenziano i problemi posti dal passato, si riprendono i concetti base, il linguaggio e gli strumenti di analisi, si accettano le premesse di partenza e, pur usando le stesse basi, la nuova teoria arriva a conclusioni opposte.

Montano interpreta Spinoza come un autore che parte da categorie hobbesiane — conflitto, diritto naturale, potenza, paura — ma le conduce verso esiti radicalmente diversi. In particolare, egli sottolinea che Spinoza “capovolge” il principio hobbesiano homo homini lupus (“l’uomo è un lupo per l’uomo”) in homo homini deus (“l’uomo è un dio per l’uomo”).

Per Hobbes, lo stato di natura è una condizione di guerra permanente: ogni individuo possiede un diritto illimitato su tutto e, poiché gli uomini sono mossi principalmente dall’istinto di conservazione e dalla competizione, si produce il bellum omnium contra omnes, ovvero la guerra di tutti contro tutti. La società civile nasce allora come rimedio artificiale alla paura e alla violenza: gli individui rinunciano a parte della propria libertà e trasferiscono il loro potere al sovrano, che garantisce sicurezza e ordine.

Lo Stato spinoziano non annulla l’individuo, ma valorizza la sua capacità di pensare e agire. Per questo Spinoza tende verso una concezione democratica della politica: il potere collettivo nasce dalla somma delle potenze individuali e non dalla loro totale alienazione al sovrano.

Montano legge quindi Spinoza come il pensatore che supera il pessimismo antropologico di Hobbes. La società non è soltanto un argine contro la barbarie. Montano osserva che Spinoza riprende da Hobbes l’idea che il diritto naturale coincida con la potenza dell’individuo. Tuttavia, mentre Hobbes vede nella natura umana soprattutto conflitto e diffidenza, Spinoza individua anche una tendenza positiva alla cooperazione: gli uomini comprendono che nulla è più utile all’uomo dell’altro uomo.

In questa prospettiva, per Montano, la differenza decisiva riguarda il significato dello Stato:

  • in Hobbes lo Stato limita e reprime le passioni per evitare il caos;
  • in Spinoza lo Stato deve invece creare le condizioni affinché la potenza umana possa esprimersi liberamente e razionalmente;
  • esso può diventare uno spazio di crescita comune, di libertà e di solidarietà civile.
Prof. Antonio Caruso

Questa interpretazione si collega anche all’interesse di Montano per la funzione educativa e civile della filosofia, vista come strumento di formazione della coscienza democratica.

Infatti, la democrazia per Hobbes si esprime nel momento iniziale del patto sociale, quando gli individui, in modo egualitario, cedono i loro diritti naturali al sovrano. Il potere risultante è assoluto. Per Hobbes, l’ordine imposto dal sovrano è il prerequisito fondamentale per evitare il caos e garantire la sopravvivenza a tutti i cittadini, sacrificando parte della libertà in cambio della sicurezza.

Trasversalmente, Spinoza — uno dei padri della democrazia moderna — ritiene che gli uomini liberi ed eguali non cedano mai completamente il loro diritto naturale a un sovrano. Il potere politico appartiene all’intera multitudo (moltitudine). La democrazia è la forma di governo più naturale, poiché valorizza la partecipazione attiva, il consenso collettivo e garantisce diritti inalienabili come la libertà di pensiero e di espressione.

La loro filosofia persegue una funzione educativa (liberare l’uomo dalla paura e dall’ignoranza) e una funzione democratica (fondare una convivenza giusta), ma con esiti e concezioni del potere assolutamente trasversali, intersecanti e complanari.

Quadrelle — 4 giugno 2026

Prof. Canonico Andrea
Prof. Antonio Caruso