Fenestrelle, Sabato e Calore: viaggio nel sistema d’acqua che racconta l’Irpinia

C’è un sistema d’acqua che attraversa l’Irpinia come un nervo scoperto, un organismo vivo che unisce montagne, città e campagne in un’unica storia. È un viaggio che comincia nel silenzio del Fenestrelle, si ingrossa nel Sabato e trova compimento nel Calore, il grande fiume che da millenni modella la valle beneventana. Un viaggio che parla di natura, geologia, fragilità e memoria, ma anche di futuro, perché oggi questi corsi d’acqua stanno tornando al centro di un progetto di rinascita ambientale che coinvolge l’intero territorio.

Il Fenestrelle nasce quasi in segreto, tra Monteforte e Mercogliano, dove le sorgenti scivolano tra l’ignimbrite campana e i sedimenti alluvionali che raccontano la storia geologica dell’Irpinia. Qui il torrente è ancora giovane, protetto da una vegetazione fitta che forma una galleria naturale. È un tratto selvaggio, poco conosciuto, dove la natura conserva una purezza sorprendente. Poi il torrente entra ad Avellino e la sua storia cambia: la città gli si stringe intorno, lo costringe in alvei artificiali, lo accompagna tra ponti, strade e infrastrutture. Eppure, proprio qui, tra via Zigarelli, via Macchia e l’area San Francesco, il Fenestrelle mostra ancora la sua forza: un ecosistema ripariale ricco di pioppi, salici, ontani e noccioleti, un corridoio verde che resiste nonostante tutto.

Il tratto più noto è quello che costeggia il Parco del Fenestrelle e il Parco Santo Spirito, un’area che negli ultimi anni ha mostrato tutta la sua fragilità. Le frane, le erosioni, le chiusure forzate hanno ricordato quanto sia delicato l’equilibrio tra natura e urbanizzazione. Eppure, proprio da qui sta ripartendo una nuova visione: un progetto da 1,2 milioni di euro per la sistemazione idraulica e ambientale, una rete fognaria unica per eliminare gli scarichi, un piano intercomunale che coinvolge Avellino, Mercogliano, Monteforte e Atripalda. È la prima volta che il Fenestrelle viene pensato non come un problema da tamponare, ma come un’infrastruttura naturale da valorizzare.

Quando lascia Avellino e entra ad Atripalda, il torrente rallenta, si allarga, respira. Qui incontra il Sabato, il fiume che dà il nome alla valle e che da secoli accompagna la vita delle comunità irpine. Il Sabato nasce a Serino, scorre tra Aiello, Atripalda, Prata, Pratola Serra, Tufo, Altavilla, Ceppaloni, fino a entrare a Benevento. È un fiume che non attraversa Avellino, ma che raccoglie tutto ciò che Avellino gli consegna attraverso il Fenestrelle: acque, sedimenti, problemi, speranze. Per questo ogni intervento sul torrente è anche un intervento sul fiume.

Negli ultimi anni il Sabato è stato al centro di una serie di interventi di manutenzione straordinaria. Le operazioni più recenti, avviate tra il 2023 e il 2025, hanno riguardato la rimozione di detriti, tronchi e vegetazione infestante, la pulizia degli argini, la messa in sicurezza dei tratti più esposti all’erosione e la verifica degli scarichi abusivi. In diversi punti, soprattutto tra Atripalda e Prata, sono stati effettuati lavori di disostruzione dell’alveo per prevenire esondazioni durante le piene autunnali. Si tratta di interventi necessari, ma non risolutivi: il Sabato resta un fiume fragile, segnato da anni di incuria e da un carico inquinante che arriva anche dai comuni a monte.

Eppure, nonostante le difficoltà, il Sabato conserva una biodiversità preziosa. Nei tratti meno antropizzati vivono aironi, martin pescatori, gallinelle d’acqua, mentre le sue sponde ospitano saliceti e pioppeti che rappresentano un patrimonio naturale da proteggere. È un fiume che chiede attenzione, ma che offre molto a chi sa guardarlo con occhi diversi.

Il viaggio dell’acqua irpina si conclude nel Calore, il grande fiume che accoglie il Sabato a Benevento. Qui il paesaggio cambia ancora: l’alveo si allarga, la corrente rallenta, la vegetazione si fa più mediterranea. Il Calore è un fiume antico, citato dagli storici romani, protagonista di battaglie, commerci, leggende. È il punto di arrivo di un sistema idrografico che unisce montagne, colline, città e campagne in un’unica trama.

Raccontare Fenestrelle, Sabato e Calore significa raccontare l’Irpinia stessa. Significa riconoscere che l’acqua è la vera infrastruttura del territorio, quella che c’era prima delle strade e che resterà dopo di noi. Significa capire che la riqualificazione del torrente non è un progetto locale, ma un tassello di un mosaico più grande: un corridoio ecologico che può diventare un parco naturalistico educativo, un asse di mobilità lenta, un laboratorio di ricerca, un luogo di memoria e di futuro.

Le generazioni più anziane ricordano il Fenestrelle come un compagno di giochi, un luogo di lavoro, una presenza quotidiana; quelle più giovani spesso non sanno nemmeno dove scorra. Restituirgli dignità significa ricucire una memoria collettiva, riportare Avellino verso il suo paesaggio naturale, riconnettere la città al suo fondovalle. E significa anche guardare oltre, verso il Sabato e il Calore, perché nessun fiume è un’isola: ogni tratto d’acqua è parte di un sistema più grande, un organismo vivo che respira, soffre, cambia, cresce.

Oggi, finalmente, questo sistema torna al centro dell’attenzione. I progetti ci sono, le risorse anche, la consapevolezza sta crescendo. Resta una domanda: sapremo ascoltare questi fiumi, prima che siano loro a ricordarci, con la forza dell’acqua, che non possiamo più permetterci di ignorarli? La risposta non è scritta, ma il viaggio del Fenestrelle verso il Sabato e del Sabato verso il Calore ci insegna una cosa semplice: la natura trova sempre la sua strada. Sta a noi decidere se camminare accanto a lei o continuare a voltarle le spalle.