Nel vasto continente immaginario dove si intrecciano regni bizzarri e logiche ancora più bizzarre, il protagonista indiscusso resta sempre lui: Re Tromba, sovrano energico, rumoroso e dotato di una passione incontenibile per lanciare accuse, proclami, minacce commerciali e occasionali stoccate verbali contro qualunque territorio gli capiti a tiro. È diventata quasi un’arte: un giorno se la prende con il Regno delle Spezie, il giorno dopo con l’Impero dei Microchip, quello dopo ancora con la Confederazione dei Vini Aromatici.
A salvarsi, per ragioni che sfuggono anche ai più saggi, restano solo i pinguini e alcune pantecane, creature leggendarie che, a quanto pare, godono di un’immunità mistica che scoraggia persino il Re.
La domanda che circola nei mercati, nelle taverne e persino nei monasteri è sempre la stessa: perché “Re Tromba” attacca tutti? Le interpretazioni si moltiplicano come funghi dopo la pioggia. C’è chi sostiene che lo faccia per noia, per non far soffrire il cervello, perché governare un regno prospero è meno divertente che agitare il mondo come una bottiglia di sidro frizzante. Altri pensano che sia un modo creativo per farsi notare, come quei bardi che cantano stonati solo per attirare l’attenzione. Qualcuno, più malizioso, ipotizza che il Re abbia scoperto che ogni volta che alza la voce, la folla applaude e dimentica tutto il resto, e che quindi abbia deciso di trasformare il mondo in un gigantesco palcoscenico. E poi c’è chi, con un filo di rassegnazione, conclude che forse il Re attacca tutti semplicemente perché può farlo, perché i suoi sudditi glielo consentono, e perché nessuno gli ha ancora spiegato che esistono anche attività più rilassanti, come la pesca o il ricamo.
Mentre il Regno del Tromba si agita come un vulcano in piena attività, dall’altra parte del continente l’Europa delle Terre Distratte continua a vivere in una sorta di placida serenità. È un luogo affascinante, ricco di storia, arte, formaggi e discussioni infinite su qualunque dettaglio, anche il più insignificante. Ma ha un difetto: non si accorge quasi mai di ciò che accade intorno. È troppo impegnata a dibattere sulla forma delle nuvole, sulla gamba destra sulla sinistra e su quella centrale, sulla lunghezza ideale delle riunioni o sul colore più appropriato per le mappe ufficiali. Quando qualcuno prova a far notare che il Re Tromba sta scuotendo e impoverendo il continente come un tappeto impolverato, la risposta tipica è un tranquillo “ne parleremo alla prossima assemblea”, che puntualmente viene rimandata perché manca il quorum o perché qualcuno ha dimenticato i documenti.
Molti abitanti delle Terre Distratte iniziano però a preoccuparsi. Si domandano come sia possibile che il loro continente, così orgoglioso della propria saggezza, non si renda conto di essere trascinato verso un abisso fatto di tensioni, ritorsioni e prezzi alle stelle per qualunque bene importato. Si chiedono perché nessuno sembri notare che, mentre il Re Tromba lancia dazi come fossero missili, loro rischiano di ritrovarsi con le tasche vuote e la dispensa mezza vuota. E soprattutto si chiedono come mai nessuno, tra i loro governanti, abbia ancora trovato il coraggio di dire ad alta voce che forse, solo forse, sarebbe il caso di smettere di fare finta di niente.
Il risultato è un continente che cammina con passo tranquillo verso un burrone, convinto che sia solo un’ombra passeggera. E intanto, nei villaggi e nelle città, cresce il numero di lettori che si domandano se non sia arrivato il momento di aprire gli occhi. Perché l’abisso, quando arriva, non chiede permesso.

