Bisfenolo A, allarme Ue: lattine a rischio salute ancora in vendita fino al 2028, nonostante il divieto

L’Unione Europea ha avviato una delle più significative strette normative degli ultimi anni sui materiali destinati al contatto con gli alimenti. Dal gennaio 2025 è entrato in vigore il divieto di utilizzare Bisfenolo A (BPA) nei rivestimenti interni di lattine e contenitori, una sostanza da tempo sotto osservazione per i suoi effetti sul sistema endocrino. Nonostante il bando, alcuni prodotti confezionati prima dell’entrata in vigore della norma possono ancora trovarsi sugli scaffali, poiché l’adeguamento completo delle aziende è previsto entro il 2028.

Il BPA è un composto chimico utilizzato dagli anni Sessanta per produrre plastiche rigide e resine epossidiche. Proprio queste resine costituiscono il sottile strato interno che separa il metallo delle lattine dal contenuto alimentare. È un materiale che ha garantito per decenni conservazione e stabilità, ma che oggi è considerato un interferente endocrino, capace di imitare gli estrogeni e alterare il normale equilibrio ormonale. Le valutazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare hanno portato a un drastico abbassamento della dose giornaliera tollerabile, spingendo Bruxelles verso un divieto totale nei materiali a contatto con il cibo.

Il BPA può trovarsi ancora in alcune lattine di legumi, bevande energetiche e prodotti confezionati con vecchi lotti di imballaggi. La sua presenza non riguarda solo il settore alimentare: compare anche in alcune plastiche rigide, contenitori riutilizzabili, dispositivi elettronici e perfino nella carta termica di alcuni scontrini. La varietà degli impieghi rende fondamentale la lettura delle etichette e la scelta di prodotti che riportano la dicitura “BPA free”.

La preoccupazione scientifica nasce dal fatto che l’esposizione prolungata a questa sostanza è stata associata a problemi di fertilità, pubertà precoce, alterazioni metaboliche e a un possibile aumento del rischio di tumori ormonodipendenti. Per questo motivo, in questa fase di transizione, gli esperti suggeriscono di preferire contenitori in vetro, acciaio o ceramica e di evitare il riscaldamento di cibi in plastiche non chiaramente certificate.

Il dibattito sul BPA si intreccia spesso con quello sui PFAS, un’altra grande famiglia di composti chimici utilizzati in rivestimenti antiaderenti, tessuti tecnici e imballaggi resistenti ai grassi. Pur essendo sostanze diverse, condividono una caratteristica che preoccupa la comunità scientifica: la capacità di accumularsi nell’ambiente e nell’organismo, con effetti potenzialmente dannosi nel lungo periodo. A differenza del BPA, i PFAS non sono impiegati nei rivestimenti interni delle lattine alimentari, ma la loro presenza in altri materiali di uso quotidiano ha portato l’UE a introdurre restrizioni sempre più severe.

Il divieto europeo sul Bisfenolo A rappresenta quindi un passaggio cruciale verso una maggiore tutela della salute pubblica. La transizione richiederà tempo, ma segna un cambio di passo nella gestione delle sostanze chimiche a contatto con gli alimenti. In attesa che l’adeguamento sia completo, resta fondamentale adottare comportamenti consapevoli e informati, perché la sicurezza alimentare non dipende solo dalle norme, ma anche dalle scelte quotidiane dei consumatori.


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