Il nuovo Decreto Sicurezza approvato il 5 febbraio 2026 segna una svolta netta nel modo in cui l’ordinamento italiano guarda alla responsabilità dei genitori. Da quando entrerà in vigore, basterà che un minorenne venga trovato fuori casa con un coltello – o con qualunque strumento ritenuto idoneo a offendere – perché scatti automaticamente una sanzione amministrativa a carico della famiglia. Non serve più dimostrare omissioni, negligenze o carenze educative: il semplice fatto oggettivo del possesso è sufficiente a far partire una multa da 200 a 1.000 euro, applicata dal Prefetto ai sensi del nuovo art. 4‑ter della Legge n. 110/1975 (Legge Reale), modificata dal decreto.
Si tratta di un ribaltamento rispetto al sistema precedente, fondato sull’art. 2048 del Codice civile, che permetteva ai genitori di liberarsi da responsabilità provando di aver impartito un’educazione adeguata o di non aver potuto impedire il fatto. Ora questo margine scompare: la responsabilità diventa automatica, scollegata da ogni valutazione sulla condotta educativa. È un passaggio che trasforma la materia da questione civilistica e penale a strumento di controllo amministrativo preventivo.
Parallelamente, il decreto irrigidisce anche il quadro penale per chi porta armi bianche: reclusione da 6 mesi a 3 anni per lame superiori a 8 cm senza giustificato motivo, o per coltelli a scatto, a farfalla, camuffati o con lama pieghevole oltre i 5 cm dotata di blocco. A ciò si aggiungono misure accessorie come la sospensione di patente, porto d’armi, passaporto o permesso di soggiorno.
Il Governo – con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il vicepremier Matteo Salvini in prima linea – presenta la misura come risposta alla crescita della violenza giovanile e delle cosiddette baby gang. L’idea è colpire il portafoglio delle famiglie per incentivare un controllo più stretto sui figli, anche quando non vi siano episodi violenti ma solo il possesso dell’oggetto vietato.
Il decreto amplia inoltre l’uso dell’ammonimento del questore: se un minore già ammonito commette un nuovo reato con armi o strumenti vietati, la sanzione economica ricade nuovamente sui genitori, rafforzando la logica preventiva dell’intervento.
Un altro tassello riguarda il mercato: vietata la vendita di coltelli e strumenti da taglio ai minori, anche online. I commercianti rischiano multe da 500 a 3.000 euro, che possono arrivare a 12.000 in caso di reiterazione, oltre alla possibile revoca della licenza. Nasce anche un registro elettronico delle vendite, con obbligo di aggiornamento quotidiano, mentre l’AGCOM ottiene nuovi poteri di vigilanza sugli acquisti digitali.
Resta però un nodo critico: una sanzione uguale per tutti pesa in modo molto diverso. Per una famiglia con reddito basso, 500 euro possono equivalere a metà stipendio; per altre, l’effetto deterrente potrebbe essere minimo. È uno dei punti più discussi, perché sposta l’attenzione dalla qualità dell’educazione al potere economico.
Nel panorama europeo, l’Italia non è sola: Francia, Germania e Regno Unito prevedono già forme di responsabilità economica dei genitori, con multe che vanno da 750 euro a oltre 10.000. La peculiarità italiana sta però nell’automatismo della sanzione, che prescinde da qualsiasi valutazione sulla colpa nella vigilanza o nell’educazione.
In definitiva, il decreto ridisegna il rapporto tra Stato, famiglia e minori: non basta più educare, ora occorre prevenire attivamente, perché un coltello in tasca può costare caro anche senza essere mai stato usato.
(C.I.)
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