Irpinia in bilico: chi resta comune montano e chi rischia l’esclusione.

La nuova mappa dei Comuni montani italiani rischia di ridisegnare non solo la geografia amministrativa, ma anche il futuro delle comunità locali. Dopo settant’anni, la legge 131/2025 aggiorna i criteri che definiscono un Comune come montano, puntando a sostituire parametri vecchi e troppo generosi. L’obiettivo dichiarato dal ministro Roberto Calderoli è ridurre l’elenco degli oltre 4mila Comuni montani, ma la strada verso una classificazione definitiva si sta rivelando tortuosa e piena di incognite.
Tra i territori più a rischio ci sono San Martino Valle Caudina, Rotondi, Sirignano, Baiano e Lauro. Questi Comuni, storicamente considerati montani, potrebbero essere esclusi dalla nuova classificazione per pochi metri di altitudine o leggere differenze di pendenza.
La posta in gioco non è solo simbolica: la perdita dello status di Comune montano comporterebbe riduzione di fondi, agevolazioni fiscali e strumenti di sostegno contro lo spopolamento, elementi fondamentali per la tenuta economica e sociale di piccole comunità come quelle dell’Appennino irpino.

Il cambiamento dei criteri non riguarda solo la carta: produce un vero riflesso a tre dimensioni sulle comunità:

Economia e redditi – La perdita dello status montano riduce fondi, incentivi e agevolazioni fiscali. Per piccoli Comuni con economie già fragili, questo può significare meno risorse per scuole, trasporti, manutenzione strade e servizi essenziali.

Demografia e coesione sociale – La diminuzione del supporto statale rischia di accelerare lo spopolamento, con giovani e famiglie costretti a trasferirsi altrove. Per Comuni come San Martino Valle Caudina o Lauro, già sotto pressione demografica, l’esclusione aggraverebbe il rischio di perdita della vitalità comunitaria.

Identità e sviluppo territoriale – Essere riconosciuti come Comune montano significa anche avere visibilità e capacità di attrarre turismo e progetti di sviluppo. La possibile esclusione comporta un colpo all’identità locale, riducendo le possibilità di promuovere il territorio e preservarne tradizioni e patrimoni culturali.

Situazione nazionale e regionale
Secondo la bozza di Dpcm in discussione, il numero dei Comuni montani scenderebbe da 4.059 a 2.843, colpendo soprattutto regioni come Campania, Sardegna e Piemonte. In Irpinia, il rischio riguarda comunità già economicamente fragili, dove i redditi pro capite sono spesso sotto la media nazionale.

La decisione finale dipenderà dalla Conferenza Stato‑Regioni del 15 gennaio, in cui Governo e Regioni discuteranno criteri e controproposte. Le Regioni stanno cercando di attenuare l’impatto sui piccoli Comuni, ma la posta in gioco resta alta: fondi, servizi e futuro delle comunità sono in bilico.

La nuova classificazione promette rigore tecnico, ma rischia di lasciare indietro chi ha più bisogno di sostegno. In Irpinia e in molte altre aree interne, il cambiamento amministrativo ha quindi un riflesso “3D” sulle comunità, che si misura in economia, demografia e identità locale.

La sfida ora è garantire che i criteri non diventino una penalizzazione ingiusta, ma uno strumento di tutela e sviluppo per i territori montani.

(di Alessandro Siniscalchi)