Colpita la rete italiana di Hamas con l’operazione antiterrorismo “Domino” condotta dai Poliziotti della Digos e dai Militari della Guardia di Finanza di Genova. Nove persone sono state arrestate perché accusate di far parte e di avere finanziato, attraverso delle associazioni benefiche di solidarietà col popolo palestinese, il movimento terroristico della resistenza islamica.

L’Operazione Domino ha colpito una rete di finanziamento che, mascherata da attività benefiche, avrebbe sostenuto strutture collegate a Hamas: l’azione investigativa ha portato all’esecuzione di misure cautelari e patrimoniali di grande portata, dimostrando che il fenomeno non è da sottovalutare .
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo con impulso della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e con il supporto operativo di reparti specializzati, ha ricostruito un sistema di raccolta fondi che sfruttava canali apparentemente legittimi per trasferire risorse verso organizzazioni estere. Le modalità investigative hanno combinato intercettazioni, analisi finanziaria, controlli bancari e verifiche patrimoniali, con attività sul territorio e raccordo internazionale per seguire i flussi economici e interrompere i canali di finanziamento sospetti.
L’azione ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di nove persone e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo superiore a otto milioni di euro, con provvedimenti estesi anche a tre associazioni ritenute coinvolte nel sistema di finanziamento; questi numeri sottolineano la dimensione economica e organizzativa dell’operazione e la necessità di strumenti investigativi avanzati per contrastare fenomeni transnazionali di questo tipo.
È essenziale ribadire che qualsiasi forma di estremismo rappresenta una minaccia alla sicurezza collettiva e alla coesione democratica: l’Operazione Domino mostra come reti locali possano avere ramificazioni internazionali e impatti concreti sulla sicurezza pubblica, perciò la vigilanza, la prevenzione sociale e il contrasto economico‑finanziario devono procedere di pari passo per spezzare le catene che alimentano la violenza.
Accanto all’azione repressiva, servono politiche chiare su immigrazione e integrazione: maggiore controllo su chi entra in Italia è necessario per garantire trasparenza e sicurezza, ma il controllo deve essere accompagnato da percorsi di integrazione che richiedano il rispetto della nostra cultura e delle nostre regole. Occorre salvaguardare le tradizioni nazionali e offrire ai giovani opportunità concrete per restare in patria con dignità, attraverso stipendi adeguati, servizi accessibili e reali prospettive di crescita, così da ridurre le condizioni di marginalità che gli estremismi sfruttano.
Un plauso va alle Forze dell’Ordine e ai servizi di intelligence per la tempestività e l’efficacia dell’intervento: il loro lavoro ha dimostrato che lo Stato può reagire con determinazione, ma la società civile e le istituzioni devono mantenere alta la guardia per non lasciare spazi a chi vuole seminare violenza e divisione.


