Sicurezza sul lavoro: dal caso Maddaloni ai cantieri irregolari in Campania, è urgente rafforzare i controlli


L’episodio di Maddaloni è solo l’ennesimo segnale di un’emergenza sicurezza che attraversa silenziosamente cantieri e luoghi di lavoro, soprattutto nel settore dell’edilizia, in Campania e in particolare tra Irpinia e area metropolitana di Napoli.

 

Il caso dell’imprenditore 27enne deferito dai Carabinieri e dall’Ispettorato del Lavoro di Caserta per violazioni delle norme sulla sicurezza in un esercizio di ristorazione a Maddaloni è emblematico. La cassetta di primo soccorso risultava non conforme al documento di valutazione dei rischi aziendali, un dettaglio che potrebbe sembrare marginale ma che, in realtà, rappresenta un grave campanello d’allarme. La sicurezza nei luoghi di lavoro non è un optional, ma un obbligo morale e giuridico.

Eppure, basta fare una passeggiata per le strade di molti centri urbani e periferie campane per rendersi conto che i cantieri edili sono spesso teatro di gravi omissioni in materia di sicurezza. Operai senza casco, impalcature improvvisate, assenza di segnaletica, dispositivi di protezione individuale inesistenti o non utilizzati: scene quotidiane che raccontano una realtà ben diversa da quella prevista dalle normative.

A Napoli, l’Ispettorato del Lavoro ha reso noto che oltre 90 imprese edili sono state sanzionate e allontanate dai cantieri nel solo 2025 perché prive della patente a crediti, obbligatoria per operare nel settore. Un dato allarmante che testimonia quanto sia ancora lontana una piena consapevolezza dell’importanza della sicurezza. Gli esperti del settore sottolineano come molte aziende non abbiano ancora compreso l’obbligo di possedere tale titolo abilitante, e come anche i committenti dei lavori abbiano gravi responsabilità nel non verificare la regolarità delle ditte incaricate.

Nel frattempo, il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto che introduce il badge digitale di cantiere, uno strumento anticontraffazione per tracciare presenze e regolarità contributiva, obbligatorio da subito per l’edilizia. Ma le misure legislative, se non accompagnate da controlli capillari e continui, rischiano di restare sulla carta.
È urgente un rafforzamento delle attività ispettive da parte degli organi preposti, che devono essere messi nelle condizioni di operare con risorse adeguate e continuità.

In Irpinia, come nel resto della regione, gli incidenti nei cantieri continuano a mietere vittime. Il recente rapporto Inail-Regioni ha confermato che il settore delle costruzioni, insieme a quello agricolo, è tra i più colpiti da infortuni gravi e mortali.
A ciò si aggiunge un altro elemento preoccupante: molti lavoratori impiegati nei cantieri sono giovani, spesso stranieri, con scarsa formazione e poca esperienza, reclutati in fretta per far fronte alla cronica carenza di manodopera.
La Fillea Cgil ha denunciato il caso di un operaio 19enne caduto da un tetto a Villanova d’Asti, sottolineando come la mancanza di formazione e la precarietà contrattuale siano fattori determinanti negli incidenti.

L’assenza di una cultura della sicurezza, unita alla pressione economica e alla corsa al ribasso nei costi di appalto, crea un mix letale. L’Associazione dei costruttori edili di Napoli (Acen) ha lanciato un appello affinché le stesse regole stringenti previste per i cantieri pubblici vengano estese anche a quelli privati, dove troppo spesso si annidano le maggiori irregolarità.

In definitiva, non si può più tollerare che la vita dei lavoratori venga messa a rischio per negligenza, ignoranza o, peggio, per risparmiare sui costi. La sicurezza deve diventare una priorità assoluta, non solo nei documenti ufficiali ma nella pratica quotidiana.

E per farlo, occorre un impegno concreto e costante da parte delle istituzioni, delle imprese e della società civile. Perché ogni casco non indossato, ogni ponteggio instabile, ogni cassetta di pronto soccorso incompleta, può essere la causa di una tragedia evitabile.