Studente usa il cellulare per l’intera lezione e poi deride il docente. Condannato a 400 euro di risarcimento.


Durante una lezione all’istituto Claudia De Medici di Bolzano, un episodio di insubordinazione ha dato origine a una vicenda giudiziaria durata tre anni. Un giovane studente, all’epoca appena diciottenne, aveva trascorso l’intera ora scolastica utilizzando il cellulare, ignorando le indicazioni del docente. Al momento in cui il professore Paolo Bertazzo stava annotando una nota disciplinare sul registro, il ragazzo aveva reagito con un commento ironico e provocatorio: «Bravo, bravissimo», accompagnato da un sorriso sarcastico. Quel gesto, ritenuto offensivo e lesivo della funzione pubblica dell’insegnante, ha spinto Bertazzo a sporgere denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale.

Il procedimento penale, avviato nel novembre 2022, ha visto il giudice Ivan Perathoner emettere un decreto di condanna con una sanzione iniziale pari a 4.500 euro. Tuttavia, la difesa del giovane ha presentato opposizione, aprendo la strada a un processo ordinario che si è concluso con un accordo tra le parti. Il ragazzo, oggi ventunenne e impiegato nel settore della ristorazione, ha versato un risarcimento di 400 euro, cifra che ha consentito l’estinzione del reato e la conservazione della fedina penale pulita. Parte dell’indennizzo, 100 euro, è già stato destinato all’istituto scolastico, mentre il docente ha annunciato l’intenzione di devolvere l’intera somma alla scuola.

Il professor Bertazzo ha espresso una soddisfazione parziale per l’esito del procedimento. Pur riconoscendo il valore simbolico del riconoscimento giuridico, ha lamentato la mancanza di supporto da parte della dirigenza scolastica, che a suo dire avrebbe dovuto intervenire direttamente nella denuncia. «Non cercavo vendetta né un risarcimento economico – ha dichiarato – ma un segnale chiaro contro comportamenti che minano il rispetto verso la figura dell’insegnante». Il caso, emblematico di un clima sempre più teso nelle aule scolastiche, riaccende il dibattito sul ruolo dell’educatore e sulla necessità di tutelarne l’autorità in un contesto spesso segnato da episodi di indisciplina e mancanza di rispetto.