Secondo una divertente fake-news nata e rimbalzata sui Social, una giovane mamma italiana avrebbe abbattuto un drone russo con una ciabatta. Sì, proprio così: una ciabatta. “Secondo fonti solitamente mal informate” pare che il drone stesse sorvolando il balcone mentre lei stendeva i panni appena tolti dalla lavatrice. Forse con la missione segreta di trafugare i calzini bucati del marito o di fargli esplodere gli slip. Ma la giovane mamma, con un colpo secco e preciso, avrebbe intercettato e distrutto il velivolo nemico!
Ovviamente, è solo una bufala scherzosa. Ma temiamo che non sia l’unica bufala di cui siamo bersagliati, e di certo non la più pericolosa. Più nello specifico, viene da chiedersi: chi ha interesse a diffondere notizie fuorvianti e a soffiare sul fuoco della guerra? Chi, magari da oltre oceano, trae vantaggio da una narrazione che ci spinge sempre più vicino al baratro? Non è del tutto chiaro e, se anche fosse chiaro, non è facile contrastare la narrazione dominante.
La prima vittima della guerra, si sa, è la verità. Ed è sempre più forte il sospetto che un’Europa forte dia fastidio sia ad Est che ad Ovest, e che si stia correndo sempre più veloce verso un nuovo ordine mondiale, basato su tre poli principali.
È in questo contesto che va considerato il lucido articolo di Marco Travaglio, che con il suo consueto stile pungente ci invita a un esercizio di collegamento logico: unire semplicemente i puntini.
Secondo Travaglio, basta osservare le dichiarazioni e le decisioni di certi leader europei – traballanti e in cerca di consenso – per capire che c’è chi vorrebbe salvarsi la poltrona trascinando l’Europa in una guerra con la Russia. E per farlo, si inventano pretesti, secondo alcuni opinionisti, in collaborazione con Kiev e, sempre più, con Varsavia e con qualcuno molto più ad Ovest.
E’ un’ipotesi quantomeno destabilizzante ma, considerata la posta in gioco, e per il bene dell’Europa e dell’Italia, forse converrebbe valutarla con un minimo di attenzione.
Il dubbio è lecito, poiché qualcosa di “strano” che lascia il dubbio di possibili tentativi “manipolatorie” è effettivamente successo: presunte interferenze ai danni dell’aereo su cui viaggiava la von der Leyen, poi smentite (anche da FlightRadar24); missili russi che poi si scoprono ucraini, attentati ai gasdotti attribuiti inizialmente a Mosca ma orchestrati da cittadini ucraini, incendi spacciati per attacchi di droni, sabotaggi mai avvenuti.
E, ora, anche il presunto attacco russo alla Polonia del 10 e 13 settembre sembra sgretolarsi sotto il peso delle verifiche. Il premier polacco Tusk, con tono drammatico, aveva invocato l’articolo 4 della NATO e militarizzato il confine orientale. Ma la casa colpita a Wyryki non è stata centrata da un drone russo, bensì da un missile americano Aim-120 lanciato da un F-16 polacco, per fortuna senza esplosione. Un errore tecnico, un autoattacco. Letteralmente.
Insomma, appare chiaro che oltre la guerra (classica,elettronica e informatica) si combatte anche una battaglia di narrazioni.
Il presidente Nawrocki ha chiesto spiegazioni, sottolineando che in tempi di disinformazione e guerra ibrida, i messaggi devono essere verificati. Ma Tusk, imperterrito, continua a puntare il dito contro Mosca. Intanto, anche il secondo presunto sconfinamento del 13 settembre viene smentito dal Comando operativo delle Forze armate polacche: nessuna violazione dello spazio aereo, forse solo un errore radar causato dal maltempo. Come in Romania.
E allora, come nota Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa, non c’è una sola prova concreta di un attacco russo alla Polonia. Le immagini dei droni sembrano più oggetti di bricolage che armi da guerra. Uno, addirittura, è stato fotografato come un soprammobile sul tetto di una conigliera. E qui Travaglio ci lascia con una riflessione tagliente: da chi dobbiamo difenderci davvero?
Forse, prima di credere alla mamma con la ciabatta, dovremmo chiederci se dobbiamo credere supinamente a chi ci sta raccontando la guerra. E perché ci sono tutte queste incongruenze.
I dubbi, infatti, rimangono: pur riconoscendo le responsabilità della Russia nell’aggressione all’Ucraina, è utile riflettere su come l’attuale gestione del conflitto da parte dell’Occidente stia portando l’Europa sull’orlo di una guerra rovinosa, e come la NATO, con la sua politica di espansione ad Est e con la retorica bellicista, abbia contribuito a esasperare lo scontro.
Insomma, nel confronto politico – nazionale e internazionale – sarebbe bene usare con maggiore frequenza la parola “pace” e porre grande attenzione a non essere manipolati da qualche ex-comico e dai suoi burattinai che stanno dimostrando di non avere per niente a cuore il destino dell’Europa né, tantomeno, della nostra Italia, di cui temono anche la competizione economica.

