I dati diffusi da UNIONCAMERE, ripresi dalla stampa nazionale, descrivono con chiarezza un’emergenza che rischia di trasformarsi in un vero e proprio blocco per la crescita del Paese.
Entro il 2029 le imprese italiane avranno bisogno di almeno 2,3 MILIONI DI NUOVI LAVORATORI e, considerando anche il pubblico, il fabbisogno complessivo raggiungerà i 3,3 MILIONI DI PROFILI.
Parliamo soprattutto di giovani DIPLOMATI TECNICI, PERITI, LAUREATI IN DISCIPLINE SCIENTIFICHE E TECNOLOGICHE, figure centrali per accompagnare l’Italia nella transizione industriale, digitale e ambientale. OGNI ANNO LE IMPRESE AVRANNO BISOGNO DI CIRCA 250 MILÀ NUOVI INGRESSI QUALIFICATI. Eppure sappiamo già che non sarà facile.
La denatalità, la scarsa attrattività di alcune facoltà e il disallineamento tra scuola e mondo del lavoro rischiano di aprire una frattura pericolosa. MANCANO all’appello tra i 9 e i 18 mila LAUREATI STEM ogni anno, e nel settore tecnico-professionale il deficit oscilla tra i 6 e i 32 mila profili annui. I settori più colpiti saranno quelli strategici:
meccanica, finanza, marketing e logistica.
Da Presidente di una Confederazione che rappresenta migliaia di piccole e medie imprese in Italia e nel mondo, non posso che sottolineare quanto questa sia la vera sfida dei prossimi anni. Perché senza competenze non c’è innovazione, e senza innovazione non c’è crescita.
È indispensabile costruire un FORTE SISTEMA NAZIONALE DELLA FORMAZIONE E DELLA RICERCA, dove SCUOLA, UNIVERSITÀ, ITS ACADEMY, IMPRESE E CENTRI DI RICERCA camminino insieme. Non più realtà separate, ma un unico motore che dia linfa al Paese. LA FORMAZIONE DEVE DIVENTARE SPECIFICA, ORIENTATA A CIÒ CHE SERVE DAVVERO ALL’ECONOMIA.
L’innovazione deve essere alimentata da ricerca di qualità. Solo così l’Italia potrà competere nello scenario globale.
Fare squadra non è più un’opzione, ma una condizione indispensabile. Imprese, istituzioni, mondo accademico e società civile devono riconoscere che questa è la priorità. Le risorse del PNRR sono un primo passo, ma serve visione, strategia e continuità.
Il futuro dell’Italia si gioca nella capacità di unire formazione, innovazione e ricerca in un sistema strutturato e vincente. È tempo di agire, insieme.

