Dalla famiglia alla società, la sfida di fermare la violenza con il rispetto e la dignità

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Nella recente cronaca, un terribile fatto ha scosso la comunità del nolano, in provincia di Napoli. N. R., una giovane di 23 anni, è stata uccisa dal fratello in un gesto drammatico che ha evidenziato ancora una volta quanto la violenza possa annidarsi anche all’interno delle mura domestiche. I due fratelli avevano frequenti attriti, ma nessuno avrebbe potuto prevedere una tragedia così estrema. Le autorità stanno ancora portando avanti le indagini per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto, mantenendo riserbo vista la delicatezza del caso.

Questo episodio tristemente emblematico cade a ridosso della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, una ricorrenza istituita proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno purtroppo ancora ampiamente diffuso. La violenza di genere, spesso e giustamente associata agli abusi tra partner o ex partner, coinvolge però anche ambiti più ampi: famiglie, cerchie di amici e conoscenti.

Secondo i dati Istat del 2025, il 31,9% delle donne italiane ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nella vita, mentre circa 2,4 milioni hanno subito violenze o minacce da parte di parenti, amici o conoscenti. Le forme di violenza vanno dalla psicologica, economica alla fisica e sessuale, includendo anche lo stalking. La casa rimane il luogo principale dove si consumano questi abusi, circa il 69% dei casi. È importante sottolineare l’impatto diretto anche su minori, che in più di un quarto dei casi assistono o subiscono violenza in famiglia, con conseguenze psicologiche profonde e durature.

Esercitare violenza sugli altri non significa solo infliggere ferite visibili: il concetto abbraccia un ventaglio di comportamenti che includono la coercizione, il controllo, le minacce, l’umiliazione e il danno economico. La consapevolezza di queste diverse forme è fondamentale per riconoscere i segnali di abuso, intervenire tempestivamente e sostenere chi ne è vittima.

Il caso di Noemi ci ricorda drammaticamente quanto sia urgente potenziare interventi di prevenzione e supporto, rafforzare le reti di assistenza e trasmettere una cultura del rispetto che parta dalla famiglia fino ad arrivare alla società intera. Solo così si potrà sperare di fermare la spirale di violenza che spesso rimane nascosta, ma che distrugge vite e relazioni.

Nel parlare di questi temi, è fondamentale mantenere rispetto e riserbo, evitando sensazionalismi, per lasciare che siano le indagini a fare luce sul caso e che la memoria della vittima non venga strumentalizzata, ma diventi semmai monito per un impegno collettivo a tutela dei diritti e della dignità di tutti.

Antonio De Rosa