
Secondo la narrazione prevalente, nelle aree interne della Campania un lento e silenzioso declino demografico – unito a fenomeni di emigrazione dei giovani – rischierebbe di condurre, nell’arco di pochi decenni, alla scomparsa funzionale di intere comunità e, per tale motivo, si tenderebbe a ridurre i finanziamenti in tali territori, dati per “moribondi”.
Secondo tale visione, in questi luoghi la natalità – attestata intorno ai sei per mille annui – non riuscirebbe a controbilanciare un tasso di mortalità che oscilla tra dodici e quattordici per mille, generando un saldo naturale negativo destinato a prosciugare progressivamente la popolazione.
In questo contesto, in Irpinia, paesi come Cairano, con 288 abitanti e un orizzonte di estinzione stimato in ottanta anni, Montaguto (332 residenti, ottanta anni), Petruro Irpino (301 residenti, ottanta anni), Candida (1.095 residenti, centoventi anni) e Altavilla Irpina (3.848 residenti, centotrenta anni) rischierebbero di vedere azzerata la loro vitalità; analogamente, nel territorio beneventano Pietraroja (513 residenti), Fragneto l’Abate (930 residenti), San Bartolomeo in Galdo (4.892 residenti) e Morcone (4.952 residenti) si troverebbero in un conto alla rovescia di ottanta o centotrenta anni, mentre nel Cilento interno, Valle dell’Angelo (229 residenti, settanta anni), Serramezzana (267 residenti, settanta anni), Romagnano al Monte (378 residenti, ottanta anni), Perito (1.002 residenti, cento anni) e Laurino (1.440 residenti, cento anni) vedrebbero progressivamente dissolversi scuole, negozi e servizi di base.
Considerando questi dati si giungerebbe a un processo fisiologico di “morte funzionale” del paese, in cui il scendendo al di sotto del 30% per cento della popolazione originaria (ad esempio, passando da 1000 abitanti a 299) si potrebbe determinare la chiusura degli ultimi presidi sanitari e scolastici e l’abbandono di qualsiasi attività commerciale, producendo un vuoto sociale che si autoalimenta.
Eppure, nel mentre la Strategia Nazionale Aree Interne (SNIA) sta gradualmente riducendo i finanziamenti alle zone interne – basandosi proprio sull’idea che esse siano destinate a un progressivo svuotamento – l’ipotesi di un futuro in cui grandi centri urbani, erosi dai processi di automazione e intelligenza artificiale, vedano crescere disoccupazione e precarietà, conferma che anche le metropoli non costituiranno un porto sicuro.
Nel medesimo tempo, il diffondersi del telelavoro consentirebbe a professionisti e famiglie di rivolgersi verso contesti meno congestionati, mentre un’agricoltura biologica, rigenerativa e a filiera corta potrebbe attrarre consumatori a elevato potere d’acquisto, in cerca di prodotti sani e di un’esperienza di prossimità autentica.
Affidarsi al paradigma di Serpieri, che relegava l’allevamento bufalino a segno di arretratezza prima che un singolo boccone di mozzarella rivoluzionasse la percezione internazionale di quel territorio, sarebbe un errore anacronistico e miope.
Così come sarebbe miope considerare ineluttabile la decadenza dei borghi: il clima più fresco delle alture, destinato a resistere meglio alle ondate di calore umido costiero causate dal riscaldamento globale, insieme alle risorse ambientali e culturali, renderebbe queste località potenziali poli di rigenerazione urbana e rurale.
Rassegnarsi a un’«eutanasia dei piccoli comuni» significherebbe non solo cancellare un patrimonio unico di dialetti, saperi artigiani e paesaggi millenari, ma anche perdere l’occasione di sperimentare nuove forme di economia ecologica e sociale capaci di mitigare gli effetti delle trasformazioni tecnologiche e climatiche che colpiranno le aree interne, a quote più alte e con estesa vegetazione, in misura presumibilmente minore rispetto ai siti costieri
Solo adottando politiche volte a colmare il digital divide, e continuando a sostenere l’imprenditoria locale e a riconoscere il residente dei borghi come protagonista di sviluppo, si potrà invertire la rotta.
Finché in Valle dell’Angelo un antico campanaro continuerà a suonare e a Cairano si udirà il magico organo suonato dal vento, esisterà ancora la possibilità di trasformare la soglia critica in un punto di partenza per una rinascita condivisa, più resiliente ai cambiamenti tecnologici e ambientali, e maggiormente a misura d’uomo.
ARTICOLI CORRELATI (clicca e leggi)

