Spinoza e Sartre: un dialogo tra razionalismo ed esistenzialismo oltre le nuove Indicazioni Nazionali

Il 22 aprile scorso, il Ministero dell’istruzione, retto dal leghista Valditara, ha pubblicato la bozza delle Indicazioni Nazionali per i Licei. In tali documenti, per quanto attiene all’insegnamento della Filosofia negli Istituti Superiori, non è passata inosservata la discutibile rimozione dello studio di alcuni pilastri della tradizione occidentale moderna e contemporanea, classici del pensiero filosofico razionalista e materialista nonché del “pensiero critico”, come Spinoza e Marx. Non solo, ma le Linee Guida liquidano addirittura la riflessione su Kant alla sola “idea di critica”, trascurando incomprensibilmente anche Fichte e Schelling, per non citare la sconcertante omissione del francese Sartre. Proprio a tal proposito, intendiamo proporre una nostra riflessione sulla “storica connessione epistemologica” tra Spinoza e Sartre, in prospettiva comparativa. Ed infatti è nostro orizzonte di comprensione quanto rappresentato rigorosamente nel libro su Spinoza e i filosofi del compianto Aniello Montano, autorevole Docente di Storia della Filosofia presso l’Università di Salerno.

Abbiamo focalizzato la nostra attenzione su un capitolo del libro riguardante il rapporto tra Spinoza e Sartre, all’interno del quale si scopre che tra esistenzialismo e razionalismo non c’è una semplice opposizione, ma emerge lo scarto inevitabile tra ciò che siamo (l’esistenza materiale e biologica) e ciò di cui siamo coscienti (la nostra percezione, i pensieri e il senso di identità). Il Prof. Montano vede Sartre come un autore che, pur asserendo di essere lontano dallo spinozismo, ne assimila alcune basi essenziali, soprattutto il realismo ontologico, secondo cui la realtà esiste oggettivamente, in se stessa, indipendentemente dalla nostra mente o dalla nostra capacità di conoscerla e l’apertura della coscienza all’essere che  si identifica principalmente con l’immaginazione (o conoscenza di primo genere) e con l’idea di libero arbitrio.  

Secondo Montano, Sartre recupera da Spinoza l’idea che la coscienza non sia una sostanza chiusa in sé, come nel modello cartesiano, ma un movimento aperto verso il mondo. In questa prospettiva, Spinoza rappresenta l’alternativa al soggettivismo moderno inaugurato da Cartesio. Montano insiste molto su questo punto: mentre il cogito cartesiano ripiega la coscienza su se stessa, Spinoza pensa l’uomo come parte della Natura, cioè come modo dell’essere. Sartre, soprattutto ne L’essere e il nulla, riprende implicitamente questa impostazione quando definisce la coscienza come “trascendenza”, intenzionalità, apertura al mondo.

In Spinoza, l’essere è la Sostanza infinita (Dio o Natura), perfetta, autosufficiente e increata, che precede qualsiasi pensiero umano.   Sartre apprezza in Spinoza il primato dell’essere sulla coscienza: il mondo non è prodotto dal soggetto, ma precede la coscienza e la eccede.

Sartre, invece, distingue tra l’ essere-in-sé (l’essere delle cose, opaco e massiccio, simile a quello spinoziano) e l’ essere-per-sé (la coscienza umana). La coscienza sartriana non ha una sua essenza definita a priori, ma è pura mancanza e negatività: essa è uno scarto, un vuoto (il “nulla”) che si proietta continuamente verso il futuro attraverso il progetto e la scelta.

Un altro punto fondamentale è il tema dell’anti-idealismo. Sia Spinoza che Sartre affrontano l’anti-idealismo in modo opposto: Spinoza adotta un panteismo immanentista dove la realtà materiale e il pensiero coincidono in Dio, ma anche immanente, cioè intrinsecamente presente e coincidente con le leggi cosmiche; Sartre persegue un esistenzialismo ateo e fenomenologico, dove l’uomo si costruisce attraverso le sue scelte partendo dal nulla.

Montano legge dunque il rapporto Sartre-Spinoza in termini di:

             continuità ontologica (realismo, critica al soggettivismo cartesiano);

             rottura metafisica (necessità spinoziana contro libertà radicale sartriana);

             comune rifiuto dell’idealismo;

             centralità dell’immanenza e del rapporto uomo-mondo.

In definitiva, per Montano, Sartre non è uno “spinoziano”, ma un pensatore che “attraversa” Spinoza e ne trasforma l’eredità dentro una filosofia della libertà e della storicità. Spinoza fornisce a Sartre la struttura ontologica dell’apertura all’essere; Sartre introduce però in questa struttura il nulla, il conflitto e la responsabilità storica dell’uomo.

 In effetti, Spinoza restaura il grande principio ellenico dell’identità ontologica fra le categorie dell’essere e quelle del pensiero, istituendo correttamente il rapporto parallelo fra l’ordine e la connessione delle cose e l’ordine e la connessione delle idee, ovvero una identità ontologica fra le idee e le cose. In questo modo, Spinoza permette a Sartre di elaborare l’ontologia fenomenologica quale approccio filosofico che unisce lo studio dell’essere e della realtà (ontologia) con il metodo della descrizione dei fenomeni (fenomenologia): anziché descrivere il mondo solo come un insieme di “cose oggettive”, studia come queste cose si manifestano alla nostra coscienza. Su questa scia, vengono immessi semi di pensiero che  hanno influenzato profondamente non solo la filosofia, ma anche la psicologia e la psichiatria contemporanea, offrendo strumenti per comprendere l’esperienza vissuta dell’individuo.

QUADRELLE 18-5-2026                                                                                                     PROF. ANDREA CANONICO e PROF. ANTONIO CARUSO