Alle ore 10:07 del 19 settembre 2025, nel Duomo di Napoli, si è rinnovato il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. L’annuncio è stato dato dall’abate della Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio, tra la commozione dei fedeli e un lungo applauso. Il sangue si è sciolto, e con esso si è sciolta anche la tensione di una città che attende ogni anno questo segno come auspicio di protezione e speranza.
Durante l’omelia, il cardinale Domenico Battaglia ha pronunciato parole che hanno toccato il cuore della città: “Oggi Napoli si ferma come il mare quando il vento si placa. È un placarsi interiore, la sensazione di una giornata di festa, di fede, di identità. Le strade si fanno navate, i balconi cantorie, la città una cattedrale intera. Al centro, non un oggetto, ma un segno: un’ampolla, un sangue, un nome: Gennaro.”
Ma quest’anno, il miracolo ha assunto un significato ancora più profondo. Prima della celebrazione, è stato trasmesso un videomessaggio da Gaza, dove padre Gabriel Romanelli ha raccontato la drammatica situazione della guerra: “Le armi hanno preso il sopravvento. Sono stati uccisi più di 18mila bambini. Gli ostaggi non hanno sperimentato il diritto di vivere in libertà. I feriti e gli ammalati non possono essere curati: all’ospedale manca tutto.” Il cardinale Battaglia ha commentato con una frase che ha risuonato come un grido di dolore e di denuncia: “Questo è il sangue dei bambini di Gaza.”
Il miracolo di San Gennaro è diventato così un simbolo universale di pace e giustizia, un segno che va oltre la devozione locale e interroga le coscienze di fronte alle tragedie del mondo.
Come abbiamo riportato in un precedente articolo, esiste un legame storico tra San Gennaro e la famiglia Caracciolo, principi di Sirignano, che ha avuto un ruolo centrale nella Deputazione della Cappella del Tesoro. Il palazzo del Principe di Sirignano a Napoli è stato per secoli luogo di incontro tra aristocrazia e cultura, e ha ospitato eventi legati alla devozione popolare. Questo legame tra nobiltà e fede è un esempio di come la tradizione religiosa napoletana sia profondamente intrecciata con la storia civile e culturale della città.
Il sangue che si scioglie non è solo un prodigio religioso, ma un messaggio potente: la fede può diventare voce per chi non ha voce, luce per chi vive nell’ombra, speranza per chi è oppresso. Napoli, con il suo cuore antico e la sua spiritualità viva, ha offerto al mondo un segno che parla di umanità, di resistenza e di amore.
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