Regioni – Il boomerang del potere con pochi risultati

Brevi riflessioni ed opinioni estive di Salvatore Guerriero Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO - PMI INTERNATIONAL


Le Regioni italiane, nate con l’obiettivo di avvicinare lo Stato ai cittadini, si sono trasformate, per buona parte, in macchine di potere autoreferenziali. Dovevano essere il ponte tra le istituzioni e il territorio, sono diventate dei muri con un nuovo centralismo, burocrazia gonfiata, visioni ristrette e decisioni spesso in rotta di collisione con le linee generali dello Stato. Nel frattempo, i Comuni – i veri presidi storici della democrazia locale – sono stati relegati al ruolo di ultimi, svuotati di risorse e con  competenze senza aiuti.

La qualità della vita non è uno slogan. Significa poter lavorare, avere un’occupazione stabile, costruire una famiglia, vivere con serenità e guardare al futuro senza paura. E questo, oggi, non lo garantisce né la Regione né lo Stato centrale. Fin dalla nascita delle Regioni si poteva immaginare una speranza in più, un’occasione per riequilibrare il Paese. Quell’occasione è stata sprecata.

Oggi la politica regionale è troppo spesso un “feudo” personale, dove l’obiettivo non è servire i cittadini ma restare incollati alla poltrona il più a lungo possibile. Il risultato? Carrozzoni, enti inutili, costi enormi e divari territoriali ancora più profondi.

È tempo di una revisione vera, radicale, che ripensi contenuti, forme e territori delle Regioni. Ma la domanda che brucia è una sola: con quale classe dirigente possiamo farlo, se proprio la scarsa qualità di chi governa è la radice del problema?

Perché senza buona classe dirigente, ogni riforma è solo un castello costruito sulla sabbia.