La stampa anglofona (vedi link in calce all’articolo) riporta alla luce un meccanismo che, secondo quanto emerso, non sarebbe affatto nuovo, ma un espediente rodato da tempo: alcuni studi legali britannici avrebbero suggerito a migranti provenienti da Pakistan e Bangladesh di dichiararsi omosessuali per evitare il rimpatrio.
Non si tratterebbe quindi di un’improvvisa deriva creativa, bensì di un copione collaudato, ripetuto negli anni con precisione quasi industriale. Secondo quanto documentato dai giornalisti infiltrati, il sistema funzionerebbe attraverso un vero e proprio “pacchetto completo”: prove costruite ad arte, lettere di sostegno, documentazione medica, perfino fotografie, tutto predisposto per rendere credibile la narrazione di una presunta persecuzione nel Paese d’origine.
Nulla sarebbe lasciato al caso, perché la riuscita della messinscena garantirebbe ai richiedenti asilo la possibilità di restare nel Regno Unito. Il costo di questo servizio, stando alle testimonianze raccolte, raggiungerebbe cifre considerevoli: fino a 7.000 sterline per una domanda d’asilo confezionata su misura, con tariffe che partono da 1.500 sterline e aumentano con l’aggiunta delle prove “personalizzate”.
Una consulente avrebbe persino dichiarato di operare in questo modo da 17 anni, segno che il metodo non sarebbe affatto episodico, ma parte di un business consolidato. In un caso, a un giornalista sotto copertura sarebbe stato spiegato che, una volta ottenuto l’asilo, avrebbe potuto far arrivare anche la moglie, facendola passare per lesbica.
Un dettaglio che evidenzia come lo stratagemma non si limiterebbe al singolo richiedente, ma potrebbe essere sfruttato per estendere i benefici ad altri familiari. L’inchiesta, qualora confermata nelle sedi giudiziarie, mette in luce non tanto il sistema di protezione internazionale in sé, quanto la sua estrema vulnerabilità alla strumentalizzazione.
Mostra come, accanto alle storie autentiche di chi fugge da persecuzioni reali, esista un circuito parallelo che trasforma l’immigrazione in un affare redditizio, alimentato da chi sfrutta le falle normative e la disperazione di chi cerca una via per restare in Europa. Il quadro che emerge è quello di un fenomeno che non nasce oggi, ma che si sarebbe perfezionato nel tempo, diventando un ingranaggio ben oliato all’interno del più ampio mercato dell’immigrazione irregolare.
FONTI:
Pakistani, Bangladeshi Migrants ‘Pretending To Be Gay’ To Claim Asylum In UK: Report | Times Now
Migrants told to pretend to be gay by legal advisers for UK asylum | UK | News | Express.co.uk

