Ci sono emergenze che esplodono improvvisamente e altre che avanzano lentamente, nel silenzio generale, fino a trasformarsi in fenomeni apparentemente irreversibili. Lo spopolamento delle Aree Interne, in particolare del Mezzogiorno d’Italia, appartiene a questa seconda categoria. È un’emergenza che raramente conquista le prime pagine dei giornali, ma che sta modificando profondamente la geografia umana, economica e sociale del nostro Paese.
La più grande emergenza è già iniziata.
Non è una previsione. È una realtà che ogni giorno si manifesta con la chiusura di scuole, attività commerciali, servizi sanitari e presìdi pubblici; con abitazioni che restano vuote, centri storici che si spengono e, soprattutto, con migliaia di giovani che lasciano la propria terra per cercare altrove opportunità di studio, lavoro e realizzazione personale.
Da molti anni la CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL richiama l’attenzione delle Istituzioni su questo fenomeno. Lo abbiamo fatto attraverso convegni, relazioni, studi, proposte ed editoriali che oggi costituiscono un patrimonio di riflessioni maturato nel confronto con imprenditori, amministratori locali, università, cittadini e operatori dell’informazione. Abbiamo sempre sostenuto che il declino delle Aree Interne non rappresenta un destino inevitabile, ma una sfida nazionale che può essere affrontata solo attraverso una visione strategica di lungo periodo.
Oggi accogliamo con soddisfazione i primi segnali di una crescente consapevolezza istituzionale. Sempre più Regioni stanno iniziando a comprendere la portata di questa emergenza, così come i tanti Sindaci e amministratori comunali che, vivendo quotidianamente la realtà dei propri territori, ne conoscono meglio di chiunque altro la gravità.
È un cambiamento culturale importante. Significa che finalmente si sta comprendendo come il problema non possa più essere affrontato con interventi occasionali o limitati nel tempo. Sarà necessario costruire una strategia stabile e continuativa, capace di accompagnare i territori per i prossimi dieci o quindici anni, recuperando un tessuto umano e sociale che, in molte aree del Paese, è ormai in preoccupante via di estinzione.
I numeri confermano ciò che da anni denunciamo. Le Aree Interne rappresentano circa il 59% del territorio nazionale, comprendono 3.834 Comuni e ospitano oltre 13 milioni di cittadini, quasi un quarto della popolazione italiana. Eppure proprio questi territori continuano a perdere residenti a un ritmo significativamente superiore rispetto alle aree urbane.
Secondo le più recenti elaborazioni dell’ISTAT, tra il 2014 e il 2024 la popolazione delle Aree Interne si è ridotta di circa il 5%, mentre nei Comuni classificati come “Centri” la diminuzione si è fermata all’1,4%. È un dato che fotografa con estrema chiarezza una frattura territoriale sempre più marcata. Parallelamente cresce l’età media della popolazione, diminuiscono le nascite e aumenta l’indice di vecchiaia, mentre migliaia di giovani continuano ogni anno a trasferirsi verso le grandi città o all’estero.
Non siamo dunque di fronte soltanto a una crisi demografica.
Siamo davanti a una crisi economica, sociale, produttiva e culturale che rischia di compromettere il futuro di un patrimonio straordinario costituito da comunità, tradizioni, imprese, produzioni agricole, biodiversità, paesaggi e identità locali che rappresentano una parte essenziale della storia italiana.
Ogni giovane che parte porta con sé competenze, entusiasmo, capacità di innovare e di costruire futuro. Ogni impresa che chiude riduce l’occupazione, impoverisce il territorio e alimenta un circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire.
La questione demografica coincide ormai con la questione economica.
Dove non esistono opportunità di lavoro qualificato, investimenti, infrastrutture moderne, collegamenti efficienti, servizi sanitari adeguati, scuole, università e innovazione, il futuro inevitabilmente prende un’altra direzione.
Le Aree Interne non chiedono assistenza. Chiedono di poter competere.
Chiedono condizioni favorevoli per attrarre investimenti, sostenere l’imprenditorialità, favorire il ritorno dei giovani, valorizzare il patrimonio ambientale e culturale, promuovere il turismo sostenibile, l’agricoltura di qualità, l’artigianato d’eccellenza, la digitalizzazione e le nuove forme di lavoro.
È arrivato il momento di costruire un grande Piano Nazionale per la Rinascita delle Aree Interne, fondato sulla collaborazione tra Governo, Regioni, Province, Comuni, Università, sistema produttivo, organizzazioni imprenditoriali e parti sociali.
La rinascita delle Aree Interne deve diventare una delle principali priorità strategiche dell’Italia.
Come Presidente della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL, continuerò a promuovere questo confronto nelle sedi istituzionali nazionali e internazionali, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro accanto alle imprese e ai territori.
Occorre aprire una nuova stagione di politiche pubbliche che abbia il coraggio di guardare oltre il breve periodo. Una stagione nella quale lo sviluppo delle Aree Interne venga considerato un investimento sul futuro dell’Italia e non una semplice politica di riequilibrio territoriale.
Salvare le Aree Interne significa salvare il nostro capitale umano, la nostra identità, la nostra economia e la nostra coesione sociale.
Significa offrire ai giovani la libertà di scegliere se restare, e non l’obbligo di partire. La storia ci giudicherà per ciò che avremo fatto oggi.
Perché la più grande emergenza è già iniziata e il tempo delle analisi deve lasciare definitivamente spazio al tempo delle decisioni.

