Black Friday 2025: oltre i numeri, la sfida della qualità e dell’identità italiana

Di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO (PMI INTERNATIONAL)

Cliccare sui pulsanti sotto per condividere. GRAZIE !

Il conto alla rovescia è terminato. Sebbene il calendario indichi venerdì 28 novembre come la data ufficiale del Black Friday 2025, la realtà commerciale che viviamo racconta una storia diversa. Non siamo più di fronte a una singola giornata di sconti, ma immersi in un “mese dello shopping” che sta ridefinendo strutturalmente le abitudini di consumo delle famiglie italiane e le strategie delle nostre imprese.

I dati che emergono dalle ultime stime sono imponenti e, per certi versi, vertiginosi, infatti si prevede che circa 35 milioni di italiani parteciperanno a questa maratona di acquisti, generando un volume d’affari online che sfiorerà i 2,2 miliardi di euro in pochi giorni, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. La spesa media pro capite oscillerà tra i 200 e i 250 euro, trainata da elettronica, moda e, sempre più, dal settore delle esperienze e del benessere.

Tuttavia, come Presidente di una CONFEDERAZIONE che rappresenta il cuore pulsante dell’imprenditoria — quelle PICCOLE e MEDIE IMPRESE che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico — non posso fermarmi alla superficie di queste cifre. È doveroso andare oltre l’entusiasmo del “segno più” e analizzare cosa significhi davvero questo fenomeno per il nostro tessuto produttivo.

Guardando a questi numeri, la mia riflessione non può che essere duplice. Da un lato, il Black Friday rappresenta un’innegabile iniezione di liquidità e fiducia in un momento storico complesso, dove l’inflazione e l’incertezza geopolitica hanno spesso frenato i consumi. Dall’altro, rischia di trasformarsi in una trappola per chi non possiede le “spalle larghe” dei colossi multinazionali del web.

Il mio pensiero va alle migliaia di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che ogni giorno alzano la saracinesca e si trovano a competere con algoritmi globali e politiche di prezzo al ribasso spesso insostenibili per chi fa della qualità il proprio stendardo. C’è il rischio concreto che la logica del “prezzo stracciato” svilisca il valore intrinseco del prodotto, educando il consumatore a cercare solo l’affare e non il valore.

Ma non è tempo di nostalgie o di barricate contro il futuro. È tempo di strategia.

Il dato più interessante di questo 2025 non è il volume di spesa, ma la modalità. L’ acquirente oggi è “ibrido” e tecnologicamente evoluto. Usa l’Intelligenza Artificiale per comparare i prezzi, si informa online e poi, spesso, cerca il contatto umano nel negozio fisico. Qui risiede la grande opportunità per le nostre imprese.

La sfida per la CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO è accompagnare le PMI in una transizione digitale che non sia subalterna, ma protagonista. Non dobbiamo scimmiottare i giganti dell’e-commerce sul terreno del prezzo più basso a tutti i costi; dobbiamo usare il digitale per raccontare la nostra unicità. Il Black Friday per un’impresa italiana non deve essere una svendita, ma una vetrina per mostrare l’eccellenza del MADE IN ITALY a una platea vastissima.

Il mio invito è rivolto sia ai consumatori quanto agli imprenditori. Ai primi dico di approfittare degli sconti, ma cercate di premiare la filiera italiana, la bottega sotto casa che ha aperto un e-commerce, l’azienda che produce sul territorio. Agli amici imprenditori dico di non aver paura di innovare. Il mercato è cambiato, ma la fame di qualità italiana nel mondo non è mai stata così forte.

Il Black Friday passerà, ma il valore che sapremo costruire e trasmettere resterà. È su questo che si gioca la partita del nostro futuro economico.